Nel K-pop, un’industria che ha costruito buona parte della propria riconoscibilità intorno a identità molto precise, la distinzione tra boy group e girl group continua a essere una delle convenzioni più radicate. Non significa che i gruppi misti non siano mai esistiti, ma che la loro presenza rimane abbastanza insolita da diventare, ancora oggi, un elemento distintivo. È anche da qui che comincia la storia degli ALLDAY PROJECT, cinque artisti che arrivano da esperienze, sensibilità e linguaggi creativi differenti e che, invece di nascondere queste distanze per costruire un’immagine uniforme, sembrano volerle utilizzare come parte della propria identità.

Annie, Tarzzan, Bailey, Woochan e Youngseo sono arrivati sulla scena musicale coreana nel giugno del 2025, sotto l’etichetta THEBLACKLABEL, portando con sé un’attenzione che precedeva persino il debutto ufficiale. Non soltanto per la particolarità della formazione, composta da tre donne e due uomini, ma anche per il percorso di alcuni dei suoi membri, già conosciuti in ambienti differenti dell’intrattenimento, della danza e della moda, e per il coinvolgimento di Teddy Park, produttore che ha contribuito a definire una parte importante del linguaggio musicale del K-pop contemporaneo attraverso un lavoro nel quale hip-hop, pop internazionale, estetica visiva e cultura della performance hanno progressivamente finito per sovrapporsi.

Bailey porta all’interno del gruppo un’esperienza già consolidata nella danza e nella coreografia internazionale, con collaborazioni che l’avevano resa un nome riconoscibile nell’industria musicale ben prima del suo debutto come idol; Woochan si è fatto conoscere giovanissimo nella scena rap coreana, anche grazie alla partecipazione a Show Me the Money 6, mentre Tarzzan arriva da un percorso che intreccia danza contemporanea e moda. Annie, cresciuta in una delle famiglie imprenditoriali più influenti della Corea del Sud, ha scelto invece di inseguire la propria ambizione musicale, affiancando agli studi alla Columbia University un lungo percorso di formazione artistica sotto THEBLACKLABEL; Youngseo aveva già conquistato l’attenzione del pubblico attraverso R U Next?, il programma che l’aveva portata a essere selezionata per la formazione originale delle ILLIT, prima di lasciare il progetto ancora prima del debutto. Cinque storie che difficilmente avrebbero potuto essere più diverse e che oggi si incontrano in un progetto nel quale il passato di ciascuno non viene cancellato in nome di un’identità collettiva, ma diventa parte di un linguaggio condiviso, costruito proprio attraverso quelle differenze che il K-pop ha spesso cercato di organizzare all’interno di categorie ben riconoscibili.

È una distinzione importante, perché un gruppo può certamente essere composto da individui molto diversi e presentarsi comunque al pubblico attraverso un’immagine perfettamente uniforme; nel loro caso, invece, l’incontro tra linguaggi differenti viene utilizzato come parte integrante della proposta musicale, lasciando convivere competenze, sensibilità e attitudini che non necessariamente avrebbero trovato lo stesso spazio all’interno di una formazione più tradizionale.

Il debutto del 23 giugno 2025, con Famous e Wicked, ha immediatamente attirato l’attenzione del pubblico e dell’industria, trasformando gli ALLDAY PROJECT in uno dei nomi più discussi della nuova generazione K-pop. Famous, in particolare, ha conquistato rapidamente visibilità sulle piattaforme digitali e nelle classifiche coreane, raggiungendo anche la posizione numero 43 della Billboard Global 200, un risultato che ha contribuito a consolidare la percezione di un gruppo destinato a muoversi fin dall’inizio oltre i confini del mercato domestico.

Ma il successo immediato porta con sé una contraddizione che riguarda quasi tutti gli artisti e che diventa particolarmente evidente in un settore dove ogni fase della carriera viene osservata, discussa e interpretata da un pubblico globale: più rapidamente viene riconosciuta un’identità, più difficile può diventare modificarla. Il primo brano che conquista milioni di ascoltatori finisce spesso per trasformarsi in un modello da riprodurre, mentre ciò che inizialmente rappresentava una scelta originale rischia di diventare un insieme di aspettative dalle quali è complicato prendere le distanze senza deludere una parte del pubblico.

Nel K-pop, dove il rapporto tra costruzione artistica, progettualità industriale e coinvolgimento dei fandom è particolarmente intenso, questa dinamica assume un peso ancora maggiore, perché ogni cambiamento viene osservato e interpretato come un possibile segnale della direzione futura di un gruppo. Un nuovo suono, un’estetica differente, un cambiamento nella distribuzione delle parti vocali o nella costruzione delle performance possono essere letti come elementi di una trasformazione più ampia, talvolta prima ancora che gli artisti abbiano avuto la possibilità di spiegare le proprie intenzioni.

Per gli ALLDAY PROJECT, inoltre, l’attenzione si è concentrata fin dall’inizio anche sulla loro natura di formazione mista, rendendo quasi inevitabile il confronto con un sistema organizzato prevalentemente intorno a gruppi maschili e femminili. Una caratteristica che avrebbe potuto diventare il centro esclusivo della loro identità, ma che i cinque sembrano considerare soprattutto una delle componenti di un equilibrio più articolato, nel quale contano le differenze di gusto, le esperienze artistiche e la capacità di trasformare prospettive individuali in una proposta collettiva.

Dopo One More Time, pubblicato nel novembre 2025, e il primo EP omonimo arrivato l’8 dicembre dello stesso anno, con Look at Me come title track, il percorso del gruppo è proseguito fino alla pubblicazione, il 28 settembre 2026, di Crash, il secondo EP, cinque tracce che rappresentano un passaggio significativo proprio perché non sembrano interessate a consolidare un’unica definizione sonora, ma piuttosto a esplorare le possibilità che si aprono quando una formazione decide di non limitarsi a ripetere ciò che ha già funzionato.

Nelle dichiarazioni rilasciate a Panorama, gli ALLDAY PROJECT raccontano questa fase senza ricorrere necessariamente alla retorica della rivoluzione, un termine che accompagna spesso i nuovi protagonisti dell’industria musicale e che finisce talvolta per attribuire loro intenzioni molto più radicali di quelle che effettivamente rivendicano. Il desiderio che emerge dalle parole dei cinque membri è per certi versi più complesso: conservare la libertà di cambiare, lasciare spazio a ciò che ancora non conoscono di se stessi e trovare un modo di stare insieme senza rinunciare alle caratteristiche che li rendono differenti.

Cinque personalità e un’identità che nasce dalle differenze

La convivenza di sensibilità artistiche differenti è uno degli aspetti che più incuriosiscono quando si osserva la costruzione degli ALLDAY PROJECT, perché la diversità della formazione non si esaurisce nella presenza di uomini e donne nello stesso gruppo, ma riguarda il modo in cui i singoli membri affrontano la musica, il lavoro e la performance. La questione, dopo oltre un anno di attività, non è più soltanto capire quanto sia insolita una formazione di questo tipo, ma quali vantaggi concreti possa offrire a cinque artisti che condividono un percorso professionale particolarmente intenso.

L’aspetto interessante non riguarda soltanto la possibilità di mettere insieme esperienze differenti, ma ciò che accade quando queste iniziano a influenzarsi reciprocamente, generando idee che difficilmente sarebbero nate attraverso un processo creativo più omogeneo. In un’industria nella quale la coerenza viene spesso considerata un valore essenziale, la differenza può introdurre elementi di imprevedibilità, costringendo gli artisti a confrontarsi con prospettive che non coincidono necessariamente con le proprie.

È una dimensione che Annie riconosce come uno dei principali vantaggi dell’esperienza condivisa, spiegando come le differenze costituiscano una risorsa tanto nella creazione musicale quanto nel lavoro sul palco. «Sicuramente la diversità di opinioni, prospettive e gusti tra i membri. Proveniamo tutti da contesti differenti e ognuno ha preferenze proprie, quindi impariamo continuamente gli uni dagli altri e portiamo sul tavolo idee diverse. Penso che questo sia un enorme vantaggio, sia per la nostra musica sia per le nostre performance. E naturalmente ci divertiamo tantissimo insieme! Lo staff che lavora con noi dice sempre che, quando siamo tutti insieme, sembriamo cinque compagni di classe dell’asilo e, sinceramente, non potrei essere più d’accordo».

L’immagine dei cinque compagni d’asilo, raccontata con una spontaneità che contrasta con la precisione normalmente associata alla costruzione dell’immagine pubblica nel K-pop, offre uno scorcio interessante sulle dinamiche del gruppo. Non c’è soltanto il lavoro necessario a far convivere esperienze differenti, ma anche una forma di complicità che permette a quelle stesse differenze di diventare qualcosa di condiviso, senza richiedere necessariamente che ciascuno rinunci alla propria individualità.

Woochan, pur riconoscendo i vantaggi della composizione mista, preferisce spostare l’attenzione sui contributi che ogni membro porta all’interno del progetto e sul modo in cui queste individualità riescono a produrre un’energia riconoscibile quando si incontrano. «Ci sono sicuramente dei vantaggi nell’essere un gruppo misto, ma penso che ciò che ci renda davvero speciali siano i punti di forza individuali che ciascun membro porta nel gruppo. Che si tratti del palco o della nostra musica, la nostra forza più grande è l’energia e l’intesa uniche che riusciamo a creare quando siamo insieme».

Le due risposte suggeriscono che la particolarità degli ALLDAY PROJECT non risieda necessariamente nell’aver trovato una soluzione alternativa a un modello preesistente, ma nell’aver costruito uno spazio nel quale le differenze possano continuare a essere riconoscibili senza impedire la nascita di un’identità comune. È un equilibrio che si riflette anche nella loro proposta musicale, perché l’alternanza tra rap, parti vocali, performance coreografiche e attitudini sceniche differenti permette al gruppo di muoversi attraverso registri che non richiedono a tutti e cinque di occupare sempre lo stesso spazio espressivo.

In questo senso, la natura mista del progetto diventa meno interessante come categoria e molto più significativa come possibilità artistica, soprattutto nel momento in cui il gruppo decide di confrontarsi con le aspettative generate dal proprio debutto e con un pubblico che ha già iniziato a riconoscere determinati elementi come parte integrante della sua identità.

Crash, cinque tracce per non rimanere prigionieri di Famous

Il secondo EP degli ALLDAY PROJECT arriva in un momento nel quale il gruppo non ha più bisogno di presentarsi, ma deve iniziare a dimostrare quanto possa essere ampia la propria identità. Famous ha funzionato come una dichiarazione d’ingresso, mentre Crash sembra concentrarsi sulle conseguenze di quella prima affermazione, quasi che il successo iniziale avesse aperto una serie di possibilità che ora i cinque membri vogliono esplorare senza sentirsi obbligati a scegliere immediatamente una direzione definitiva.

Il titolo stesso del disco introduce un’immagine particolarmente adatta a descrivere questo momento. Una collisione non è necessariamente un evento distruttivo: può essere l’incontro tra elementi differenti, una forza che modifica traiettorie già stabilite e produce risultati che non sarebbero stati possibili in assenza di quel contatto. È una metafora che si presta a raccontare tanto la composizione degli ALLDAY PROJECT quanto il loro rapporto con i linguaggi musicali che attraversano il progetto, dal momento che il gruppo continua a muoversi tra influenze diverse senza cercare di ricondurle a un’unica formula.

Ad aprire l’EP è Talk, pubblicata in anticipo rispetto all’album e accompagnata da un videoclip che ha contribuito a introdurre il nuovo capitolo del gruppo. Il brano si muove nell’area dell’hip-hop industriale, con bassi scuri, interventi rap incisivi, cori stratificati e una produzione che utilizza la tensione ritmica per costruire un’atmosfera fortemente caratterizzata. Anche il tema scelto appare coerente con il percorso degli ALLDAY PROJECT, perché la canzone affronta le molte interpretazioni e opinioni che si sono concentrate intorno al gruppo, trasformando la consapevolezza di essere continuamente osservati in una componente della propria narrazione musicale.

È un’apertura significativa, soprattutto per una formazione che ha attirato attenzione ancora prima del debutto ufficiale e che ha visto la propria identità discussa attraverso elementi molto differenti, dalla composizione del gruppo ai percorsi individuali dei membri, fino al rapporto con THEBLACKLABEL. Talk sembra partire proprio da questo confronto con lo sguardo esterno, scegliendo di non ignorarlo ma di utilizzarlo come materia creativa.

La title track Crash introduce invece un movimento più diretto e collettivo, costruito attraverso una melodia insistente che lascia spazio, nel ritornello, a un ritmo dance sostenuto da una marcata componente percussiva. Il brano recupera l’energia che ha contribuito a rendere riconoscibile il gruppo fin dagli esordi, ma la sviluppa attraverso una produzione che utilizza il contrasto tra le sezioni musicali come elemento centrale. Anche qui ritorna l’idea dell’impatto, non soltanto nel titolo, ma nel modo in cui le diverse componenti vengono organizzate per produrre un effetto di continua accelerazione e cambiamento.

Con Do It Like This, l’album torna a un linguaggio hip-hop più essenziale e dominato dai bassi, nel quale l’alternanza tra i membri contribuisce a dare movimento al brano. La produzione lascia emergere le differenti timbriche e attitudini, un aspetto che assume particolare significato in un gruppo nel quale la riconoscibilità individuale costituisce una parte importante dell’identità collettiva. Il pezzo sembra così valorizzare proprio quella molteplicità di presenze che rende gli ALLDAY PROJECT difficili da associare a una sola modalità espressiva.

La quarta traccia, No Limit, introduce influenze del funk brasiliano attraverso una componente percussiva particolarmente riconoscibile, ritmi serrati, interventi vocali giocati sull’alternanza e un’energia che sposta ulteriormente l’orizzonte sonoro del disco. È un esempio di quanto il K-pop contemporaneo sia diventato uno spazio di circolazione internazionale dei linguaggi musicali, nel quale riferimenti provenienti da scene differenti vengono rielaborati all’interno di produzioni pensate per pubblici che non si riconoscono più necessariamente in confini geografici precisi.

La conclusione arriva con Up All Night, che introduce una dimensione sensibilmente diversa rispetto alle tracce precedenti. Il gruppo si confronta qui con sonorità acustiche più morbide e con un’atmosfera legata al desiderio di condividere e conservare il presente, anche quando la quotidianità è attraversata dall’incertezza. Dopo un percorso dominato soprattutto da produzioni ritmicamente intense, questa chiusura lascia emergere un’altra possibilità per gli ALLDAY PROJECT, meno legata alla forza immediata della performance e più interessata a una dimensione emotiva e melodica.

Cinque tracce, dunque, che attraversano linguaggi differenti e che trovano una propria coerenza proprio nella volontà di non ridurre il gruppo a un’unica definizione. Anche i crediti musicali raccontano una produzione articolata, nella quale il lavoro di Teddy e Vince incontra quello di autori e produttori internazionali, mentre diversi membri partecipano direttamente alla scrittura dei brani, confermando un coinvolgimento creativo che va oltre la sola interpretazione.

È in questo contesto che diventa particolarmente interessante comprendere quale rapporto gli ALLDAY PROJECT abbiano sviluppato con il successo di Famous, perché un debutto capace di conquistare immediatamente il pubblico può rappresentare tanto una straordinaria opportunità quanto il rischio di essere riconosciuti attraverso un’immagine dalla quale, in seguito, potrebbe diventare difficile allontanarsi.

Tarzzan sembra considerare proprio la libertà di attraversare generi differenti una delle caratteristiche fondamentali del gruppo, al punto da immaginare un futuro nel quale questa varietà possa riflettersi direttamente nella composizione del pubblico. «ALLDAY PROJECT non è un gruppo che si limita a un solo genere musicale. È per questo che mi entusiasma davvero l’idea di tenere, un giorno, un nostro concerto, in cui fan con gusti musicali differenti possano ritrovarsi tutti insieme e godersi la nostra musica».

La prospettiva è interessante perché sposta il concetto di identità dal genere musicale alla relazione che un artista riesce a costruire con gli ascoltatori. Non si tratta necessariamente di trovare un suono capace di soddisfare sempre le stesse aspettative, ma di sviluppare un percorso abbastanza riconoscibile da permettere al pubblico di seguirlo anche quando cambia direzione.

Bailey affronta la stessa questione partendo da una riflessione più ampia sul significato dell’autenticità, un concetto frequentemente utilizzato nell’industria musicale ma non sempre semplice da tradurre in scelte creative concrete. Per lei, il punto non è soltanto evitare di ripetere una formula già sperimentata, ma conservare la possibilità di continuare a scoprire aspetti della propria identità che ancora non hanno trovato una forma artistica precisa.

«Penso che, più di ogni altra cosa, stiamo cercando di mettere al centro l’autenticità. In un’industria che continua a evolversi, è facile finire per essere definiti dalle aspettative o da formule già esistenti, ma noi abbiamo sempre voluto rimanere fedeli a ciò che siamo, sia individualmente sia come gruppo. Se riuscissimo a ispirare altre persone ad affrontare la propria identità con la stessa libertà e sincerità, credo che questo significherebbe più di qualsiasi misura del successo. Vogliamo semplicemente mantenere un rispetto autentico per la musica, per il processo creativo e per la responsabilità che deriva dal fare arte. Dal punto di vista creativo, penso che ci siano ancora moltissimi aspetti di noi stessi che non abbiamo scoperto, figuriamoci mostrato al pubblico. Spero che non arriveremo mai al punto di sentirci completamente definiti, perché quella libertà di continuare a evolverci è parte di ciò che siamo».

È probabilmente una delle riflessioni più significative dell’intervista, soprattutto perché introduce una contraddizione soltanto apparente: per costruire un’identità artistica forte non è necessario arrivare a definirne ogni caratteristica, e forse proprio il desiderio di non considerarsi mai completamente compiuti può diventare uno degli elementi che permettono a un gruppo di conservarla nel tempo.

Youngseo descrive il lavoro su Crash attraverso un equilibrio leggermente differente, nel quale la volontà di evolvere convive con il desiderio di non perdere gli elementi che il pubblico ha già imparato ad associare agli ALLDAY PROJECT. «Volevamo racchiudere tutto ciò che viene in mente alle persone quando pensano agli ALLDAY PROJECT: giovinezza, hip-hop ed energia da festa.