«Meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio!». Questo aforisma coniato da Abraham Lincoln, uno dei grandi presidenti americani, ben definisce l’occasione persa dalla sinistra che ha bocciato e deriso l’abolizione del bollo auto decisa dal governo Meloni.

C’è chi – i governatori di sinistra – annuncia ricorsi alla Corte Costituzionale per danno erariale pur sapendo che lo Stato risarcirà alle Regioni i mancati introiti (2,3 miliardi); c’è chi minimizza riducendo il taglio a una «mancetta elettorale» nonostante Giorgia Meloni abbia annunciato che in Finanziaria il provvedimento sarà reso definitivo; c’è chi si aggrappa a dichiarazioni del 2016 della premier che definì «venditore di pentole» Matteo Renzi che propose una misura simile («la memoria è l’intelligenza degli idioti», disse una volta Albert Einstein); una importante magistrata è addirittura arrivata a dire che «così si aiutano i mafiosi» che per non dare nell’occhio usano macchine di piccola cilindrata, che è un po’ come dire: rimettiamo le tasse sulla prima casa perché ce l’hanno anche i delinquenti. Bene, a tutti questi geni della politica, della giustizia e della comunicazione diciamo: fate obiezione di coscienza e pagatevi il bollo ma non rompete le scatole agli italiani che risparmieranno non poco e che, indipendentemente dal loro credo politico, di questo sono solo felici.

Diciamo le cose come stanno: cari compagni, Giorgia Meloni vi ha fregato alla grande. Ma ha fregato voi, non i vostri elettori. Fatevene una ragione.