Ci sarà più tempo per saldare i debiti col fisco. Da gennaio 2027 cambiano le regole sulla rateizzazione delle cartelle esattoriali: vengono allungati i piani di pagamento, portandoli a otto anni. La novità riguarda chi ha debiti fino a 120mila euro. Le rate passano dalle 84 di oggi alle 96 del prossimo anno, facendo guadagnare ai contribuenti un altro anno intero di respiro.
Rateizzazione cartelle fino a 96 rate: cosa cambia dal 2027La regola di fondo resta quella della gradualità: negli ultimi anni il numero massimo di rate ottenibili con la semplice procedura «veloce» è salito progressivamente, passando dalle 72 mensilità di un tempo alle attuali 84. Dal 1 gennaio 2027 il tetto si sposta, fino a 96 rate mensili, per chi dichiara di trovarsi in una condizione di temporanea difficoltà economica, senza dover produrre alcuna documentazione come prova.
Per avere l’allungamento non conta la data in cui arriva la cartella, ma quella in cui si presenta la domanda di rateizzazione. Questo significa che chi riceve una notifica a novembre o dicembre 2026 e aspetta i primi giorni di gennaio 2027 per inoltrare la richiesta (sempre rispettando i 60 giorni previsti per il pagamento ordinario) potrà comunque accedere al piano più lungo. Chi invece presenta l’istanza entro il 31 dicembre 2026 resterà vincolato al limite delle 84 rate. L’allungamento del piano comporta rate mensili più basse, ma anche un accumulo maggiore di interessi, fissati al 4,5%.
Come richiedere la rateizzazione delle cartelle: la procedura passo dopo passoPer ottenere la dilazione non servono procedimenti complicati. La domanda si presenta online, nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, accedendo con le credenziali Spid o Cie e selezionando il servizio dedicato alla rateizzazione dei debiti. Il portale riconosce automaticamente le cartelle che possono essere dilazionate e propone un simulatore per farsi un’idea di come cambia la rata scegliendo un piano più lungo o più corto. In alternativa, la richiesta può essere inviata via Pec o presentata di persona presso gli sportelli territoriali dell’ente di riscossione.
Per i debiti entro 120mila euro non serve alcun documento: basta dichiarare la propria condizione di difficoltà economica. L’unico paletto fisso è quello della rata minima, che non può scendere sotto i 50 euro mensili. Il discorso cambia se si vuole andare oltre le 96 rate, fino a un massimo di 120 (dieci anni), oppure se il debito supera i 120mila euro: in questi casi diventa necessario dimostrare la propria situazione con documenti concreti, come l’Isee aggiornato per privati e ditte individuali, oppure gli indici di liquidità e Alfa per le imprese in contabilità ordinaria.
Cosa succede dopo l’approvazione del pianoAppena il piano viene accolto, il contribuente ottiene subito una protezione concreta: niente più fermi, ipoteche o pignoramenti nuovi. Con il pagamento della prima rata si sospendono anche eventuali fermi già iscritti, che verranno cancellati del tutto a fine piano, e si può bloccare un pignoramento già avviato, se non è troppo avanti nella procedura. Rispettare le scadenze conviene: chi è in regola può ottenere il Durc, indispensabile per lavorare con la pubblica amministrazione. Ma attenzione a non saltare troppe rate: dopo otto mancati pagamenti, anche non consecutivi, il piano decade, il debito residuo torna tutto esigibile subito e le procedure bloccate ripartono.
Dopo il 2027: il calendario della riforma fino al 2031Le 96 rate in arrivo dal 2027 non sono l’ultimo cambiamento. La riforma prosegue infatti anche negli anni successivi. Dal 1 gennaio 2029 salirà a 108 rate mensili, sempre con la semplice richiesta, senza dover presentare alcun documento. E il limite dal 2031 dovrebbe arrivare a 120 rate, quindi dieci anni, lo stesso tetto oggi riservato solo a chi documenta una difficoltà economica grave. I due binari, quello ‘semplice’ e quello ‘documentato’, finiranno dunque per convergere. Nel giro di qualche anno, chi ha un debito fino a 120mila euro potrà contare su un piano decennale anche solo dichiarando la propria difficoltà, senza allegare Isee o indici di bilancio. L’obiettivo è rendere sempre più sostenibile il rientro dai debiti fiscali, riducendo progressivamente gli ostacoli burocratici per chi vuole mettersi in regola.