I conflitti alle porte dell’Europa, l’instabilità delle rotte commerciali e la corsa globale alle materie prime critiche hanno impresso una violenta accelerazione alla realtà dei mercati. In questo scenario frammentato, l’economia circolare si spoglia definitivamente della sua aura puramente etica o ambientalista per trasformarsi in uno scudo di sicurezza nazionale e industriale. Trattare le acque reflue, recuperare energia dai processi produttivi e rigenerare metalli e componenti non sono più nobili concessioni alla sostenibilità, ma le condizioni necessarie per blindare le catene del valore, ridurre la dipendenza dalle importazioni e garantire l’autonomia economica del Vecchio Continente.

È in questo scenario che si inserisce l’analisi dell’Osservatorio BrianzAcque, che attraverso un pool di esperti ha monitorato e incrociato i principali studi, indicatori e tendenze internazionali per capire come sta evolvendo la circolarità e quali innovazioni sono destinate a guidarla nel prossimo decennio. Secondo l’ultimo studio globale dell’istituto internazionale di ricerca DataM Intelligence, il mercato mondiale dell’economia circolare è destinato a passare dai 166,95 miliardi di dollari stimati nel 2025 a 491,35 miliardi nel 2035: +194% in appena dieci anni, con un tasso annuo composto di crescita (CAGR) stimato all’11,40%.

Le sfide più attuali legate all’economia circolare

«La crescita del mercato globale stimata fino a quasi 500 miliardi di dollari dimostra che la sostenibilità è il più grande volano di investimenti del nostro secolo», commenta Enrico Boerci, presidente e amministratore delegato di BrianzAcque . «Guerre, crisi energetiche e tensioni sulle materie prime ci stanno mostrando quanto possa essere rischioso dipendere dall’estero per risorse essenziali. In questo scenario, recuperare ciò che oggi viene sprecato non è più soltanto una scelta ambientale: significa ridurre i costi, recuperare valore e rendere più resilienti i nostri territori. È questa la grande opportunità dell’economia circolare: trasformare rifiuti, acqua, energia e materiali già utilizzati in nuove risorse economiche».

La lettura dell’Osservatorio trova conferma anche nel Global Critical Minerals Outlook 2026 dell’International Energy Agency, che evidenzia i rischi legati alla crescente concentrazione delle forniture e alle restrizioni all’export. Per alcune materie strategiche (tra cui grafite, gallio e terre rare) oltre il 90% della raffinazione mondiale è concentrato in un unico Paese. In questo scenario, recuperare e riutilizzare materiali significa anche ridurre l’esposizione agli shock esterni.

Ma c’è un altro costo, meno visibile: quello delle risorse utilizzate male. Il Global Circularity Gap Report 2026, sviluppato da Circle Economy in collaborazione con Deloitte Netherlands, stima in circa 25,4 trilioni di euro l’anno il valore perso a livello globale a causa delle inefficienze associate al modello economico lineare, una cifra equivalente a circa il 31% del PIL mondiale.

Gli obiettivi di trasformazione nei prossimi anni

La circolarità significa quindi anche recuperare valore economico che oggi viene disperso, con benefici che possono arrivare direttamente a cittadini e imprese. Un esempio arriva dalle politiche europee sull’ecodesign e sull’etichettatura energetica: secondo la Commissione europea, entro il 2030 queste misure potrebbero generare per le famiglie risparmi compresi tra 473 e 736 euro l’anno rispetto a uno scenario senza tali interventi. Per le imprese non esiste invece un risparmio medio valido per tutti i settori, ma il principio è analogo: utilizzare meno materie prime, acqua ed energia, recuperare materiali già acquistati e allungare la vita dei prodotti significa ridurre sprechi e costi e limitare l’esposizione alla volatilità dei prezzi.

La trasformazione riguarda anche il lavoro. Nel rapporto Circular Economy, Trade and Employment, l’International Labour Organization stima in 5,96 milioni i posti di lavoro, diretti e indiretti, collegati al commercio internazionale di beni riciclabili, riutilizzabili, rigenerati o realizzati con materie prime seconde (MPS).

Il nodo idrico

Per l’Italia la questione è particolarmente rilevante. Il Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con ENEA, registra un tasso di utilizzo circolare dei materiali del 21,6%, ma allo stesso tempo una forte esposizione alle forniture internazionali: il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall’estero. Recuperare materia significa quindi non soltanto produrre meno rifiuti, ma anche ridurre la dipendenza dalle importazioni e trattenere più valore all’interno del Paese.

La stessa logica riguarda l’acqua, una risorsa sempre più strategica anche dal punto di vista economico. Secondo un’analisi pubblicata nel 2026 dal Joint Research Centre della Commissione europea, la domanda d’acqua in Europa è stimata tra 140 e 200 miliardi di metri cubi l’anno, con energia e agricoltura tra i principali settori responsabili dell’utilizzo della risorsa.

È in questa prospettiva che l’Osservatorio BrianzAcque guarda all’integrazione tra acqua, rifiuti ed energia. I fanghi generati dalla depurazione possono trasformarsi da costo di smaltimento in risorsa per produrre bioenergia, biometano, calore e fertilizzanti rinnovabili. L’acqua impiegata nei processi industriali può essere depurata e nuovamente utilizzata, mentre il calore prodotto da un impianto può alimentare altri processi o reti di teleriscaldamento. È il passaggio da un’economia che paga per smaltire gli scarti a un’economia che compete per recuperarne il valore.

I 10 trend futuri per l’economia circolare

Ed è dall’incrocio tra i principali studi internazionali, i nuovi scenari economici e geopolitici e l’esperienza maturata sul campo che il pool di esperti dell’Osservatorio BrianzAcque ha individuato i 10 macro-trend destinati a guidare l’economia circolare globale nel prossimo decennio:

1. Passaporto Digitale dei Prodotti (DPP)

Ogni prodotto sarà sempre più accompagnato da una vera identità digitale. Attraverso QR code, tag RFID e altri sistemi di tracciabilità sarà possibile conoscere composizione dei materiali, provenienza delle materie prime, impronta di carbonio e indicazioni per riparazione, riuso e riciclo. Una trasformazione destinata a rendere misurabile la circolarità lungo l’intera catena del valore e a creare un mercato più trasparente delle materie prime seconde.

2. Intelligenza Artificiale applicata alla selezione automatizzata

AI, computer vision, deep learning e robotica avanzata stanno trasformando gli impianti di trattamento dei rifiuti. Gli algoritmi possono identificare e separare differenti polimeri plastici, metalli ferrosi e non ferrosi e frazioni tessili con velocità e precisione crescenti, aumentando la qualità delle materie prime seconde e quindi il loro valore per l’industria.

3. Simbiosi industriale tra acqua, rifiuti ed energia

Depuratori, impianti di trattamento dei rifiuti e sistemi energetici tendono sempre più a integrarsi. I fanghi derivanti dalla depurazione possono contribuire alla produzione di biogas e biometano, mentre il calore in eccesso può essere recuperato per alimentare reti di teleriscaldamento o altri processi industriali. Lo scarto di una filiera diventa la materia prima dell’altra.

4. Affermazione dei modelli Product-as-a-Service (PaaS)

Dalla proprietà all’utilizzo. Sempre più imprese stanno sperimentando modelli nei quali non viene venduto il bene, ma il servizio che quel bene garantisce. Se il prodotto rimane sotto la responsabilità del produttore, diventa economicamente conveniente costruirlo perché duri più a lungo e sia riparabile, aggiornabile e facilmente disassemblabile.

5. Automotive circolare e Battery Passports

La transizione verso la mobilità elettrica rende strategica la gestione circolare delle batterie. Crescono i sistemi di tracciabilità di minerali critici come litio, cobalto e nichel, insieme al remanufacturing dei componenti e ai progetti di “second life”, nei quali le batterie vengono utilizzate per lo stoccaggio di energia prima del riciclo finale.

6. Upcycling dei polimeri e riciclo avanzato

Per superare i limiti del riciclo meccanico tradizionale aumentano gli investimenti nelle tecnologie di riciclo avanzato. Processi come pirolisi e depolimerizzazione consentono di recuperare valore anche dalle plastiche più complesse e contaminate, ampliando la quantità di materia che può tornare nei cicli produttivi.

7. Ecodesign modulare e architettura disassemblabile

Il riciclo comincia dalla progettazione. I prodotti vengono concepiti considerando fin dall’origine manutenzione, riparazione e fine vita: meno colle permanenti e accoppiamenti multimateriale difficili da separare, più componenti modulari, sostituibili e recuperabili. L’obiettivo è allungare la vita del bene e conservare più a lungo il valore dei materiali.

8. Valorizzazione delle acque di processo e circuiti industriali chiusi

Nei settori ad alto consumo idrico – dal tessile alla chimica, dalla carta alla metallurgia – sistemi avanzati di filtrazione a membrana e osmosi inversa consentono di depurare l’acqua utilizzata nelle lavorazioni e reimmetterla nel processo produttivo, riducendo prelievi, scarichi e vulnerabilità delle imprese allo stress idrico.

9. Logistica inversa predittiva e digitalizzata

La logistica del futuro dovrà gestire con la stessa efficienza sia l’arrivo dei prodotti sul mercato sia il ritorno di merci obsolete, imballaggi riutilizzabili e beni a fine vita. Piattaforme cloud, sensoristica IoT e analisi predittiva consentiranno di ottimizzare questi flussi e garantire alle imprese un approvvigionamento più stabile di materiali recuperati.

10. Bioraffinerie ed estrazione di bio-nutrienti dagli scarti organici

Rifiuti organici e scarti dell’industria agroalimentare diventano materia prima di nuove filiere. I processi biotecnologici consentono di ricavarne biometano, intermedi chimici, bioplastiche e molecole ad alto valore aggiunto utilizzabili anche nella farmaceutica e nella cosmetica. L’impianto ambientale evolve così verso il modello della bioraffineria territoriale, capace non soltanto di trattare uno scarto, ma di generare nuove risorse.

Per l’Osservatorio BrianzAcque è questa la trasformazione da osservare nei prossimi anni: il passaggio da un’economia che paga per smaltire gli scarti a un’economia che compete per recuperarne il valore. Una trasformazione nella quale sostenibilità ambientale, sicurezza delle risorse, innovazione industriale e sviluppo economico dei territori tendono sempre più a coincidere