Il successo globale dei K-drama ha modificato gli equilibri dell’intrattenimento internazionale, ma per comprendere dove stia andando davvero l’industria audiovisiva sudcoreana bisogna osservare ciò che accade lontano dagli schermi, nei mercati in cui produttori, distributori e piattaforme discutono di diritti, proprietà intellettuale e coproduzioni. Perché la Corea del Sud, dopo avere dimostrato di saper realizzare serie capaci di attraversare confini linguistici e culturali, sta consolidando un passaggio industriale più complesso: non limitarsi a esportare contenuti già prodotti, ma proporre progetti, modelli narrativi e format che possano essere sviluppati e adattati anche da partner internazionali.
È questa la prospettiva emersa a Roma durante CODE KOREA: Korea’s OTT Originals Showcase, l’incontro organizzato dalla Korea Creative Content Agency (KOCCA) e dal Ministero sudcoreano della Cultura, dello Sport e del Turismo, con il supporto dell’Istituto Culturale Coreano in Italia, nell’ambito della dodicesima edizione del MIA, il Mercato Internazionale Audiovisivo.
Nella Sala Giardino d’Inverno del Westin Excelsior, due realtà dell’entertainment coreano, CJ ENM e NEXTKEY, hanno presentato approcci differenti alla produzione di contenuti originali destinati alle piattaforme streaming, offrendo un’indicazione delle direzioni lungo le quali Seoul intende rafforzare la propria presenza nei mercati europei.
Da una parte il modello seriale che ha contribuito alla diffusione mondiale della Hallyu, dall’altra un programma che trasforma la disinformazione e le notizie generate dall’intelligenza artificiale in una competizione televisiva: due linguaggi molto diversi, accomunati dalla ricerca di una dimensione internazionale che non richieda necessariamente di rinunciare all’identità produttiva coreana.
Il mercato dei K-drama entra in una nuova faseLa popolarità internazionale delle serie coreane è ormai un dato acquisito, ma il successo presso il pubblico non coincide automaticamente con la capacità di costruire un’industria sostenibile, capace di valorizzare i propri diritti e negoziare accordi con i principali operatori stranieri.
La questione riguarda soprattutto la proprietà intellettuale, indicata con l’acronimo IP, e la possibilità per le società coreane di mantenere un ruolo centrale non soltanto nella realizzazione delle opere, ma anche nella loro distribuzione, valorizzazione commerciale ed eventuale adattamento.
In questo contesto assumono un’importanza crescente le piattaforme OTT, over-the-top, ossia i servizi che distribuiscono contenuti audiovisivi attraverso Internet, senza passare necessariamente dai tradizionali canali televisivi, e in particolare gli operatori domestici come TVING e Wavve, che rappresentano un ambiente di sviluppo per produzioni originali e format destinati anche ai mercati esteri.
Il MIA, che riunisce a Roma produttori, distributori, broadcaster, piattaforme e investitori internazionali, ha offerto l’occasione per portare questa strategia direttamente davanti agli interlocutori europei, attraverso uno showcase costruito non intorno a una generica celebrazione del successo coreano, ma a contenuti concreti e alle loro possibilità commerciali.
L’iniziativa rientra nel progetto CODE KOREA, il marchio attraverso il quale KOCCA Italia organizza attività di presentazione e business, fondato sui concetti di Culture, Outstanding, Design ed Experience.
«Siamo sicuri che CODE KOREA fungerà da punto di partenza per le coproduzioni e gli scambi tra la Corea e l’Italia nel settore televisivo», ha dichiarato Stella Heensun Suh, direttrice di KOCCA Italia.
L’agenzia, che ha aperto una sede italiana a Milano nel 2024, opera già in diversi ambiti delle industrie creative, dalla moda al beauty, e con questo appuntamento rafforza l’attenzione sul settore audiovisivo, nel quale la collaborazione può riguardare non soltanto la promozione delle produzioni coreane, ma anche lo sviluppo di nuove opportunità industriali.
CJ ENM e Studio Dragon: tre serie per spiegare la forza del modello coreanoLa prima parte dello showcase è stata affidata a Diane Min, Head of European Content Sales di CJ ENM, che ha presentato tre titoli riconducibili all’universo produttivo di Studio Dragon, società del gruppo specializzata nella serialità televisiva.
La selezione è particolarmente significativa perché dimostra quanto la competitività dell’audiovisivo coreano non dipenda da un unico genere narrativo, ma dalla capacità di declinare temi e strutture differenti attraverso prodotti seriali riconoscibili.
The Legend of Kitchen Soldier, originale TVING, combina commedia, fantasy, ambientazione militare e cucina, raccontando la trasformazione di Kang Sung-jae, un giovane soldato apparentemente privo di particolari capacità che acquisisce misteriosamente un talento culinario straordinario, arrivando a trasformare il cibo della caserma in preparazioni degne di un ristorante di alta cucina.
Il concept utilizza un ambiente fortemente legato all’esperienza sociale sudcoreana, quello del servizio militare, ma lo rielabora attraverso elementi fantastici e meccaniche vicine al linguaggio dei videogiochi, costruendo una narrazione nella quale la specificità culturale diventa parte dell’originalità del prodotto.
Di segno completamente diverso è Dear X, thriller psicologico nel quale una celebre attrice, segnata da un passato difficile e guidata da un’ambizione distruttiva, manipola le persone che la circondano, mentre le relazioni affettive e le ossessioni diventano elementi decisivi della sua ascesa e della possibile caduta.
La serie rappresenta anche un caso concreto di circolazione internazionale: dopo il debutto sulla piattaforma coreana TVING nel novembre 2025, ha raggiunto diversi mercati attraverso servizi come HBO Max e Rakuten Viki, dimostrando come un titolo sviluppato nell’ecosistema audiovisivo sudcoreano possa essere distribuito attraverso partner differenti a seconda dei territori.
A completare la selezione è True Beauty, commedia romantica adolescenziale che affronta temi come il bullismo, il rapporto con l’aspetto fisico e l’accettazione di sé attraverso la storia di una ragazza che, grazie al trucco, diventa improvvisamente popolare nella propria scuola, ritrovandosi però a fare i conti con le insicurezze che aveva cercato di nascondere.
Tre produzioni apparentemente lontane, accomunate dalla capacità di utilizzare codici narrativi comprensibili anche fuori dalla Corea senza eliminare gli elementi culturali che ne definiscono la provenienza.
Secondo Diane Min, il punto di forza delle produzioni coreane risiede proprio nella possibilità di raccontare storie culturalmente riconoscibili attraverso emozioni comprensibili a spettatori di Paesi differenti, una caratteristica che CJ ENM intende valorizzare ampliando le collaborazioni con i partner europei.
Betting on Fact: quando le fake news diventano un game showSe CJ ENM ha mostrato la maturità raggiunta dal settore delle serie, il contributo di NEXTKEY ha portato il confronto su un terreno differente, quello dei format unscripted, nei quali la struttura del programma può essere adattata e riprodotta per mercati e pubblici diversi.
A presentare il progetto è stata Jihie Kim, Head of Global Sales & IP Development, che ha illustrato Betting on Fact, format originale lanciato sulla piattaforma Wavve nel marzo 2026 e selezionato per il programma di sostegno alla produzione OTT di KOCCA.
Il meccanismo parte da una premessa particolarmente attuale: otto concorrenti, isolati e privati della possibilità di consultare liberamente i propri dispositivi, devono distinguere le notizie autentiche dalle informazioni false, comprese quelle generate attraverso l’intelligenza artificiale.
All’interno del gruppo si nasconde anche un impostore e i partecipanti utilizzano una valuta di gioco, i Fact Coins, per puntare sulle proprie valutazioni, in una competizione che combina elementi del reality, della strategia e del game show.
La scelta del tema non è secondaria, perché la difficoltà di distinguere contenuti autentici da immagini, notizie e informazioni artificialmente generate rappresenta una delle questioni centrali dell’attuale ecosistema digitale, mentre la televisione può trasformare questo problema in un meccanismo di partecipazione e suspense.
Il rischio di essere ingannati diventa così parte integrante del gioco, ma la costruzione del format solleva anche un interrogativo sul rapporto fra intrattenimento e alfabetizzazione mediatica, dal momento che riconoscere una notizia falsa non equivale necessariamente a comprenderne il funzionamento o le conseguenze.
Per NEXTKEY, tuttavia, il principale valore industriale risiede nella possibilità di esportare la struttura del programma, adattandone le notizie, i riferimenti culturali e le dinamiche alle specificità dei singoli mercati.
«Le piattaforme OTT coreane sono diventate un terreno di prova in cui idee coraggiose possono dimostrare rapidamente il proprio valore», ha spiegato Jihie Kim, sottolineando come Betting on Fact sia ora proposto a partner europei interessati a svilupparne versioni locali.
È un approccio che sposta l’attenzione dal prodotto finito al format come proprietà intellettuale, in grado di generare adattamenti successivi e di coinvolgere società audiovisive di Paesi differenti.
La vera sfida è costruire collaborazioni, non soltanto vendere serieIl significato industriale di CODE KOREA emerge soprattutto dall’accostamento fra i due modelli presentati a Roma, perché la serialità di Studio Dragon e i format di NEXTKEY rappresentano due possibilità di espansione complementari.
Nel primo caso la forza delle storie coreane viene valorizzata attraverso accordi di distribuzione internazionale e collaborazioni produttive, nel secondo la proprietà intellettuale consiste in un sistema di regole, dinamiche e meccanismi narrativi che possono essere riproposti anche con concorrenti, conduttori e contenuti locali.
Questa diversificazione si inserisce in una strategia che vede già CJ ENM impegnata in accordi industriali di portata internazionale, come la partnership pluriennale annunciata nell’ottobre 2025 con Warner Bros. Discovery, comprendente distribuzione e coproduzione di nuovi contenuti coreani destinati anche a HBO Max.
Per l’Italia e per gli altri Paesi europei, la questione non riguarda dunque soltanto l’acquisizione di nuove serie da inserire nei cataloghi streaming, ma la possibilità di partecipare a processi di sviluppo che integrino competenze, investimenti e modelli produttivi provenienti da sistemi audiovisivi differenti.
Naturalmente, la presentazione di un format a un mercato internazionale non equivale alla conclusione di un accordo, e gli obiettivi annunciati da KOCCA dovranno trovare conferma in collaborazioni effettive, ma l’interesse delle società coreane per il confronto diretto con l’industria europea segnala una direzione sempre più riconoscibile.
Il successo culturale della Hallyu ha dimostrato che le storie sudcoreane possono raggiungere pubblici molto diversi senza dover rinunciare alla propria identità. La sfida successiva è trasformare questa capacità in un sistema di relazioni industriali che permetta alla Corea di restare protagonista anche quando le storie vengono sviluppate, prodotte e raccontate altrove.
Ed è proprio in questa prospettiva che l’incontro romano acquista importanza: il futuro dell’entertainment coreano non si misura più soltanto attraverso il numero di persone che guardano un K-drama, ma anche attraverso la capacità delle sue aziende di partecipare alla costruzione della televisione internazionale.