A guardalo da fuori, il quadro d’insieme non deve essere stato di facile interpretazione per un osservatore esterno. Nelle ore in cui la Figc ufficializzava la sfiducia piena e definitiva a Gianni Infantino, mettendo nero su bianco l’appoggio ritirato per la corsa al terzo mandato da presidente della Fifa (elezioni in programma a marzo 2027, se Infantino ci arriverà), pezzi del calcio italiano si sono sfilati o hanno evidenziato punti di vista differenti.
O per questioni di politica interna, come nel caso della Lega Serie A per bocca del suo numero uno Enzo Maria Simonelli, oppure per amicizia e vicinanza a Infantino. Lo hanno fatto in rapida successione Javier Zanetti, Francesco Totti, Fabio Cannavaro, Christian Vieri, Marco Materazzi ma anche Esteban Cambiasso che, come del resto Zanetti, è argentino ma percepito come parte del movimento italiano per il suo passato all’Inter.
Il testo della lettera pro-Infantino di Zanetti e degli altri“Negli ultimi 10 anni, abbiamo assistito all’impegno della Fifa e di Gianni Infantino per garantire che i calciatori siano rappresentati nel mondo del calcio, cosa che prima non esisteva” si legge nel messaggio, identico, postato da Zanetti, Cambiasso e da altri ex top player del calcio italiano e mondiale: “Calciatori ed ex calciatori, attraverso il loro coinvolgimento in comitati, progetti e gruppi di lavoro, hanno ora una voce e un ruolo reale nello sport. Le nostre opinioni vengono ascoltate e molte iniziative a beneficio del calcio sono il risultato diretto dei nostri contributi, idee, pianificazione e partecipazione attiva”.
E ancora: “Abbiamo constatato in prima persona come il calcio cambi le vite, migliori le società e porti più opportunità alle persone in tutto il mondo”, prosegue la nota. “Continueremo a sostenere la significativa evoluzione che ha definito questo sport negli ultimi 10 anni, permettendogli di continuare a dare beneficio a ogni nazione che gioca a calcio”.
Ancora più diretto Cannavaro: “Negli ultimi 10 anni il calcio mondiale è migliorato. Negli ultimi 10 anni i calciatori e le calciatrici sono tornati al centro. Negli ultimi 10 anni Gianni Infantino, alla presidenza della Fifa, ha fatto un gran lavoro. Non riconoscerlo sarebbe intellettualmente scorretto, oltre che una grave forzatura”. Messaggi simili si sono moltiplicati in una pioggia di endorsement a Infantino che ha occupato i social per diverse ore.
L’Italia contro Infantino, ma senza unitàNel caso italiano, però, il cortocircuito è stato immediato anche perché le lettere d’appoggio al numero uno della Fifa da parte degli ex, da anni coinvolti da Infantino nel progetto delle Legends e al suo fianco in tante occasioni pubbliche, ospiti di Zurigo anche nelle tribune degli stadi americani durante l’ultimo e discusso Mondiale, sono arrivate contemporaneamente al distinguo con cui il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, ha accolto il comunicato della Figc sulla scelta di campo in vista delle elezioni.
Simonelli ha lamentato la mancata collegialità di Malagò nel decidere di prendere posizione ufficialmente, mettendo ancora una volta in evidenza il mal di pancia della Serie A verso il nuovo capo del calcio: dopo averlo candidato e fatto eleggere, i club si aspettavano di contare di più, ma già nella gestione della vicenda del ct della nazionale si sono sentiti tagliati fuori.
Non è agli atti che la Lega Serie A volesse un posizionamento diverso della Figc sul caso Infantino, anche perché avrebbe significato andare contro la Uefa e tutte le altre federazioni del Vecchio Continente che marciano compatte chiedendo un passo indietro di Infantino. Però l’immagine complessiva è stata di improvvisazione, caos e mancata unità. Con in più il paradosso di Zanetti che si è espresso a parere personale, ma essendo vice presidente dell’Inter del consigliere federale Beppe Marotta ha creato non poco imbarazzo.
La posizione di Zanetti certamente non impegnava e non impegna l’Inter, ma l’asimmetria della valutazione e la scelta del momento non poteva passare inosservata. Situazione notata anche da tanti tifosi nerazzurri. Non l’hanno presa bene ed era il minimo che potesse capitare.