Esistono diversi tipi di comicità. C’è quella più sguaiata e fisica (slapstick), fatta di esagerazione e pura comicità visiva. C’è la risata immediata e di pancia attraverso la caricatura, o l’umorismo dell’assurdo, capace di far ridere del non-senso. E poi c’è una comicità più cerebrale, un territorio dominato dalla parola e da una sorta di impassibilità. È il British wit, dove la battuta è secca, acuta, ma soprattutto intelligente. Quella alla Woody Allen, per intenderci. E senza temere di essere smentiti nell’ “affinità Alleniana”, in questo perimetro si muove da tantissimi anni anche Federico Basso, grazie alla sua comicità geniale, minimalista ed elegante.

Intervistare Federico Basso è già come partecipare a una suo spettacolo . Ha quella naturale comicità sottile e sofisticata capace di farti sorridere per ore!

Federico, questa tua vena ironica ti accompagna da sempre? 

“Una vena ironica che però non mi ha mai posto al centro dell’attenzione. Uno dei racconti che mi manca è l’aver imitato a scuola professori, bidelli o compagni. Non ho mai voluto far nulla di tutto ciò, ma mi diverte scrivere, mi gratifica far sorridere e far divertire la gente. Ho cominciato quasi vent’anni fa come comico a Zelig Off e come autore a Belli dentro, sitcom televisiva dei primi Anni Duemila che ha avuto molto successo, tanto da essere mandata spesso in replica. Mi fa ancora piacere quando qualcuno si accorge del mio nome in mezzo ai quattro autori.”

Tanti anni fa, in un Festival di comici – precisamente a Sesto Sangiovanni, arrivasti primo, superando per poco una comica con cui poi avresti creato una perfetta intesa lavorativa: Teresa Mannino 

“Sì, ci fa sempre ridere pensarci. Con Teresa ho scritto il suo primo spettacolo e con lei abbiamo trascorso cinque anni fantastici alla conduzione di Zelig Off, quando esisteva ancora la seconda serata. Abbiamo avuto modo di crescere insieme, anche come conduttori, un mestiere che purtroppo oggi è un po’ sottovalutato. Una volta in televisione c’era la vera e propria figura istituzionale del conduttore. Nel mio Pantheon ideale c’è senza dubbio Raimondo Vianello, che secondo me, risulta essere sempre l’insuperabile.”

A pensarci, tu e Raimondo Vianello sareste stati una coppia formidabile

“Ho sempre adorato il suo approccio British, e soprattutto la sua poliedricità. Vianello aveva più sfaccettature. Era conduttore televisivo e radiofonico, attore (penso al successo di Casa Vianello), comico e sceneggiatore. Nutro un’infinita ammirazione nel suoi confronti.”

Lo ricordi in molti aspetti, soprattutto in questo tuo stile British, in questa comicità semplice ma arguta, mai volgare. Sui tuoi profili social, con una maglietta nera interpreti il gatto che regna incontrastato nelle case di milioni di persone, con una maglia bianca ti trasformi nel dente del giudizio depresso perché poco valorizzato, con una t-shirt azzurra diventi una bolla di sapone che scoppia prima di finire la frase.

Riesci a cogliere aspetti e sottigliezze della quotidianità trasformandoli in genialità pura

“Mi diverte sempre avere diversi tipi di umorismo. Alterno battute molto cerebrali, di testa, molto sottili con cui mi piace giocare – come ad esempio quella del tempo necessario per leggere un libro in un faro. Mi piacciono quelle a lenta diffusione, la lenta presa che hanno sul pubblico; però mi piace anche scherzare con i giochi di parole, li ritengo una forma di umorismo elementare ma che mi avvicina all’enigmistica, una delle mie grandi passioni. Non escludo niente, mi piace mettere nel menù diversi tipi di gusti e sapori un po’ per tutti.

Penso di avere da sempre un umorismo più di testa che di pancia: da buon perito elettronico, mi piace mettermi lì, cercare e applicare formule in maniera molto razionale, e di conseguenza è una comicità meno urlata.”

Il tuo bagaglio culturale è notevole, passi da Omero (la tua critica al film di Nolan è acutissima) al perfetto funzionamento (da bravo perito elettronico ovviamente) di un elettrodomestico

“Mi piace mischiare la cultura pop a quella classica: da Giacomo Leopardi ai trend social. Uno dei grandi vantaggi che offrono i social è l’immediatezza: quando ti viene in mente un’idea non hai più i filtri dei tempi televisivi, ma la possibilità di vedere subito la reazione del pubblico.”

Parliamo del tuo nuovo spettacolo, “Non faccio il bis”, che debutta il 16 ottobre al Teatro Manzoni di Milano

“Il 16 ottobre sarà la prima, data che sarebbe dovuta essere singola a Milano, ma che grazie all’ottimo risultato delle prevendite, il Manzoni ha deciso di raddoppiare, niente di meno che il 5 maggio. Il 5 maggio al Manzoni, giusto per non darmi responsabilità!

È uno spettacolo dove non concederò bis perché secondo me, alla fine di ogni spettacolo, soprattutto quelli comici, c’è sempre quell’imbarazzo di fondo da parte del pubblico di non capire se si deve continuare ad applaudire per far uscire il comico; il sipario si chiude, le luci si abbassano, ma c’è ancor la musica. Le persone non sanno se sia il caso di alzarsi e si aspetta si alzi qualcun altro per primo. Voglio mettere le cose in chiaro: quando io ho finito, possono andare! Anzi, il tempo che avrei dedicato al bis, preferisco dedicarlo a conoscere il pubblico: mi piace scendere e andare a salutarlo e ringraziarlo, avere un contatto diretto con loro. Mi lusinga e mi commuove sempre il fatto che abbiano deciso di trascorrere una serata ad ascoltare ciò che io ho da dire.”

Negli ultimi anni, il tuo potenziale e la tua notorietà sono cresciute in maniera esponenziale. C’è qualcuno che ci terresti a ringraziare?

“Le persone che mi circondano, perché io ovviamente sono colui che sta sotto i riflettori, però dietro c’è il lavoro di moltissime persone che agiscono nell’ombra, ma che hanno tutta la mia gratitudine. Se tutto questo è successo è anche merito loro. Un enorme ringraziamento va ai membri della mia agenzia Realize. Quattro anni fa ho cambiato e sono passato nelle loro mani. E sono stati loro a vedere le mie potenzialità inespresse dal punto di vista social. Ho avuto la fortuna di trovare persone che mi hanno incentivato da questo punto di vista perché arrivando dalla televisione facevo parte di una generazione precedente con un approccio un po’ scettico nei confronti di questi mezzi di comunicazione. Mi sentivo forse un po’ fuori età, invece no, grazie a loro mi sono inserito benissimo in questo mondo e ci tengo davvero a ringraziarli. Perché scopri che il pubblico ti cerca, ti trova e ti apprezza.”

Noi non possiamo far altro che aggiungerci ai ringraziamenti all’agenzia Realize per aver svelato, a chi ancora non lo conosceva, l’aplomb di Federico Basso e la sua capacità di saper far ridere di gusto anche sottovoce, con eleganza e un quel tocco di sana, britannica impassibilità.