I giochi sono fatti o, meglio, possono davvero iniziare. Il prossimo 14 dicembre ci saranno due candidati per la poltrona di presidente della Figc nel prossimo biennio: Giovanni Malagò, uscente ed attuale commissario straordinario nominato dal Coni dopo il pasticcio dell’elezione precedente annullata, e Adriano Galliani, ex braccio destro di Berlusconi nel Milan dei sogni e non solo. Malagò contro Galliani in una situazione estremamente fluida e tutta da definire nel mese che porterà al voto dell’assemblea elettiva della Federcalcio.
La chiamata in campo di Galliani è stata la sorpresa delle scorse settimane. Una volta respinto il tentativo di commissariamento dall’esterno, il calcio italiano era atteso nei pronostici a ripetere il plebiscito pro Malagò dello scorso giugno quando lo storico numero uno del Coni era stato eletto con oltre il 68% dei consensi e una maggioranza bulgara all’interno della Lega Serie A. Invece non è stato così. Quella stessa Serie A che aveva spinto Malagò in primavera si è spaccata e ha chiamato Galliani a rimettersi in gioco a 82 anni per portare la Figc nel prossimo quadriennio olimpico.
Due candidati entrambi forti, nessun terzo incomodo come capitato a giugno. Il presidente è eletto quando ottiene, al primo turno o dopo ballottaggio, la maggioranza dei voti espressi dai presenti in assemblea. Tre i tentativi a disposizione peer evitare lo stallo. Non tutte le componenti hanno lo stesso peso e, dunque, non tutti i delegati contano allo stesso modo: è una regola ormai decennale in Figc e di recente Gravina ha rivisto gli equilibri.
Chi vota per Giovanni MalagòMalagò è stato formalmente candidato dalla Lega Serie A, bastando per l’accredito la metà più uno di una singola componente. A maggio erano stati 19 club (tutti tranne la Lazio) a firmare per lui, ora il numero è sceso a 11: Bologna, Fiorentina, Frosinone, Lecce, Monza, Napoli, Parma, Roma, Torino, Udinese e Genoa che aveva prima appoggiato Galliani ma poi ha cambiato idea. La Serie A tutta insieme pesa per il 18% dei voti, ciascuna società “amministra” il suo 0,9% che significa per Malagò avere una base di partenza di poco inferiore al 10%.
Siccome Inter, Atalanta e Como si sono apertamente schierate dalla parte di Galliani resta un pacchetto di club indecisi: 6 voti che pesano il 5,4% e che fanno gola a Malagò anche perché rappresenterebbero la fotografia di una Serie A divisa ma con una maggioranza chiara a suo favore all’interno, riducendo a minoranza le tre “ribelli”. Altri endorsement per il commissario straordinario della Figc non ci sono. Anzi, rispetto alla campagna elettorale di maggio Malagò ha perso il sostegno preventivo di AIC (Assocalciatori) e AIAC (Assoallenatori).
Chi vota per Adriano GallianiCalciatori e allenatori hanno scelto di strappare rispetto alla posizione della Serie A e hanno ufficializzato il loro sostegno congiunto a Galliani. Non è un passaggio solo formale perché consente al senatore di Forza Italia di presentarsi al via della corsa per la presidenza della Figc con uno zoccolo duro del 30%, sempre ammesso che non ci siano franchi tiratori dentro i due schieramenti. Possibile? Probabile visto che le sensibilità sono varie.
In ogni caso l’AIC (Associazione Italiana Calciatori) vale il 20% e ha 52 delegati ciascuno dei quali pesa per lo 0,38% mentre l’AIAC (Associazione Italiana Allenatori di Calcio) è al 10% con 25 delegati (0,4% ciascuno). Il meccanismo di voto è ponderato, ma l’indicazione sulla percentuale di peso serve per avere un’idea dei rapporti di forza in campo.
Malagò contro Galliani, gli indecisi verso il votoE’ sufficiente una calcolatrice per rendersi conto che, pur essendoci un candidato in evidente vantaggio rispetto all’altro, i giochi sono tutt’altro che chiusi. Ad oggi hanno espresso una preferenza netta circa il 40% dei votanti: rimangono fuori gli indecisi della Serie A, qualche possibile neutrale tra calciatori ed allenatori e, soprattutto, le componenti che da sole saranno l’ago della bilancia dell’elezione.
Dilettanti, Serie B e Lega Pro insieme valgono il 52% dei consensi e in questa situazione, se decideranno di muoversi insieme, sposteranno la bilancia dall’uno all’altro candidato. In queste settimane non c’è stato alcun endorsement ufficiale o ufficioso, solo il messaggio che conteranno i programmi. La realtà è che peseranno molto anche le posizioni che Malagò e Galliani vorranno prendere a proposito di alcuni dei temi scottanti dell’attualità politico sportiva, a partire dal ruolo del segretario generale Marco Brunelli per arrivare al fondo degli ex calciatori.
La LND (Lega Nazionale Dilettanti) sarà presente all’assemblea elettiva con 99 delegati e il 34% dei voti, tradizionalmente compatti. Il suo presidente, Giancarlo Abete, non si è ripresentato dopo essere stato lo sfidante di bandiera di Malagò a giugno. La Lega Serie B (20 società) pesa per il 6% e la Lega Pro (56 delegati, non votano le seconde squadre di Inter, Juventus, Milan e Atalanta) per il 12%.