Sull’orologio di Garlasco, le lancette sembrano scandire il tempo più lentamente rispetto alle altre. Tic… tac. Quasi 20 anni e ancora tutto da riscrivere. Eppure, ora sembra proprio che nella cittadina pavese assurta alle glorie cronachistiche per il motivo sbagliato, il tempo stia finalmente accelerando. 

La Procura di Pavia è pronta infatti a fare il passo decisivo nell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco. La richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, indagato nel procedimento parallelo a quello che nel 2015 aveva portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, potrebbe arrivare già entro questa settimana. I pubblici ministeri, a onor del vero, avrebbero a disposizione ancora nove mesi di tempo, ma l’orientamento sembrerebbe proprio essere quello di non attendere oltre.

Una volta depositata la richiesta, il giudice dell’udienza preliminare dovrà valutare se mandare Sempio a processo. Con una variabile non da poco: l’udienza potrebbe essere sospesa in attesa dell’esito dell’eventuale revisione della condanna di Stasi, che sta ancora scontando i 16 anni inflittigli dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano.

Il nodo giuridico senza precedenti di Garlasco

Il problema è che nessuno, in Italia, si è mai trovato davanti a una situazione simile. Può un giudice dell’udienza preliminare mandare a processo un nuovo imputato per lo stesso fatto per cui esiste già una sentenza passata in giudicato? Domanda la cui risposta non è scritta da nessuna parte, perché un precedente simile non esiste.

La difesa di Sempio, affidata agli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, sta valutando di sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale. La tesi dei legali è netta: «Non possono coesistere per lo stesso caso un condannato definitivo in attesa di eventuale revisione e un altro imputato. La revisione deve venire prima, perché altrimenti il sistema salta».

Le due strade per la revisione

La revisione della condanna di Stasi potrà arrivare da due direzioni. La prima è quella battuta dai suoi legali, Antonio De Rensis e Giada Bocellari, che già lavorano su questo fronte. La seconda, più incerta, riguarda la Procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni: circolano indiscrezioni su una possibile istanza alla Corte d’Appello di Brescia, ma si tratta di voci tutte da verificare.

A complicare ulteriormente il quadro vi sono altri due filoni di indagine che si intrecciano con quello principale. Il primo riguarda l’operato dei Ris di Parma, che lavorarono sul caso nel 2007: gli investigatori stanno esaminando diverse anomalie, in particolare le analisi del Dna sui pedali della bicicletta di Stasi, che avevano prodotto due esiti nulli mai trasmessi all’allora pm Rosa Muscio. Su questo fascicolo, il riserbo in Procura è totale.

Il secondo filone ipotizza invece una corruzione e un condizionamento nella prima inchiesta su Sempio, quella archiviata nel 2017. Un’ombra che, se confermata, cambierebbe la lettura dell’intera vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Chiara Poggi.