Un uomo condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara Poggi e un altro che, secondo la Procura di Pavia, sarebbe il vero responsabile dello stesso delitto. A quasi vent’anni da quella mattina del 13 agosto 2007, il caso Garlasco si trova davanti a uno scenario giudiziario tanto complesso quanto insolito, nel quale il tentativo di arrivare a una nuova verità processuale rischia di scontrarsi con una sentenza che, almeno per il momento, rimane definitiva.
La settimana che si conclude il 6 novembre ha segnato un passaggio fondamentale. La Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi, confermando una ricostruzione radicalmente diversa da quella che nel 2015 portò alla condanna di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione. Eppure, proprio mentre l’inchiesta sembra avvicinarsi a un possibile processo, si profila un ostacolo procedurale che potrebbe rallentarne l’avvio.
La difesa di Sempio, infatti, intende chiedere la sospensione del procedimento in attesa che venga valutata la richiesta di revisione della condanna di Stasi. Una strategia che, in caso di mancato accoglimento, potrebbe tradursi anche in una questione di legittimità costituzionale. Il risultato è che il delitto di Garlasco, dopo anni di perizie, testimonianze e ricostruzioni contrapposte, potrebbe entrare in una nuova fase dominata non soltanto dalla ricerca delle prove, ma anche da un interrogativo giuridico: come possono convivere una condanna definitiva e un nuovo processo che attribuisce a un’altra persona la responsabilità dello stesso omicidio?
Garlasco, la Procura chiede il processo per Andrea SempioLa svolta è arrivata martedì 3 novembre, quando il procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha comunicato il deposito della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Sempio, 38 anni, amico di Marco Poggi, fratello della vittima.
L’accusa è di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Secondo la ricostruzione dei magistrati, Sempio avrebbe aggredito Chiara dopo che la giovane aveva respinto un suo approccio sessuale. Una ricostruzione che la difesa contesta e che dovrà essere sottoposta alla valutazione dei giudici.
Nel capo di imputazione, i pubblici ministeri fanno riferimento alla violenza dell’aggressione, evidenziando le numerose lesioni riportate dalla vittima e ipotizzando che il delitto sia maturato in seguito al rifiuto delle avances. L’ipotesi accusatoria è quella di un unico responsabile, individuato in Sempio, in contrasto con quanto stabilito dalla sentenza definitiva nei confronti di Stasi.
Una conclusione alla quale gli investigatori sono arrivati dopo una nuova stagione di accertamenti, consulenze scientifiche e analisi degli elementi raccolti nel corso delle indagini originarie, compresi i reperti genetici e le impronte già oggetto di numerose controversie.
Sempio, attraverso i propri legali, ha ribadito di essere pronto ad affrontare anche questa fase giudiziaria e di essere convinto che verrà dimostrata la sua innocenza. La richiesta della Procura, del resto, non equivale a una condanna e nemmeno a un rinvio a giudizio già disposto: sarà il giudice dell’udienza preliminare a decidere se esistano i presupposti per celebrare il processo.
Il giudice Luigi Riganti e il rischio di una sospensioneIl 4 novembre il fascicolo è stato assegnato a Luigi Riganti, giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Pavia. Sarà lui a dover esaminare la richiesta della Procura e valutare le questioni che verranno sollevate dalle parti.
Ma la prima battaglia potrebbe non riguardare direttamente il DNA, le impronte o la ricostruzione dell’aggressione.
Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, che assistono Sempio, hanno annunciato l’intenzione di chiedere la sospensione del procedimento proprio perché esiste già una condanna definitiva per lo stesso omicidio. Secondo la loro impostazione, prima di procedere nei confronti di un nuovo accusato sarebbe necessario attendere gli sviluppi della revisione della sentenza pronunciata contro Stasi.
Nel caso in cui il giudice non accogliesse la richiesta, la difesa potrebbe sollevare una questione di legittimità costituzionale, chiamando in causa la Consulta.
Si tratta, tuttavia, di un’interpretazione sostenuta dai difensori e non di un automatismo previsto per il caso Garlasco. L’esistenza di una condanna definitiva non comporta di per sé la sospensione di una nuova indagine o di un procedimento nei confronti di un’altra persona. La questione dovrà essere affrontata nelle sedi giudiziarie competenti, considerando anche la peculiarità delle due ricostruzioni accusatorie.
Il rischio, dunque, è che l’udienza preliminare si trasformi nel primo terreno di scontro di una vicenda che potrebbe richiedere tempi molto più lunghi rispetto a quelli inizialmente ipotizzati.
Alberto Stasi prepara la revisione della condannaSul fronte opposto, intanto, si avvicina un’altra scadenza decisiva. I legali di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, stanno preparando una nuova istanza di revisione della sentenza definitiva che nel dicembre 2015 ha riconosciuto l’ex fidanzato di Chiara Poggi colpevole dell’omicidio.
Il deposito è previsto tra il 10 e il 20 novembre davanti alla Corte d’appello di Brescia, competente a esaminare la richiesta.
La difesa ritiene di poter presentare nuovi elementi capaci di mettere in discussione il quadro probatorio sul quale si è fondata la condanna. Una parte significativa di questi elementi è collegata agli accertamenti effettuati dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova inchiesta su Sempio, ma il loro effettivo valore dovrà essere valutato dai giudici.
La revisione rappresenta uno strumento straordinario dell’ordinamento giudiziario e non costituisce un nuovo grado di giudizio automaticamente accessibile dopo una condanna definitiva. Per ottenere la riapertura del processo è necessario superare un primo vaglio di ammissibilità, dimostrando l’esistenza dei presupposti previsti dalla legge.
La Corte d’appello di Brescia potrebbe respingere la domanda sulla base degli atti oppure fissare un’udienza per esaminarla. Soltanto in caso di ammissione si aprirebbe una fase di merito nella quale discutere gli elementi che, secondo la difesa, potrebbero giustificare il superamento della precedente decisione.
I tempi non sono ancora definiti. Una prima valutazione potrebbe arrivare nei primi mesi del 2027, ma si tratta di una previsione e non di una scadenza ufficiale.
Due procedimenti per lo stesso omicidio: il problema delle sentenzeÈ proprio l’intreccio tra questi due percorsi a rendere particolarmente delicata la fase attuale.
Da una parte la Procura di Pavia sostiene di avere raccolto elementi sufficienti per chiedere il processo a Sempio. Dall’altra esiste una sentenza definitiva che individua in Stasi l’autore dell’omicidio. Le due ricostruzioni, per come sono state formulate, attribuiscono la responsabilità del delitto a persone diverse.
Ma sul piano giudiziario la situazione è più complessa di quanto possa apparire.
La richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Sempio non cancella la condanna di Stasi, così come un eventuale processo al nuovo accusato non comporterebbe automaticamente la scarcerazione o l’assoluzione dell’ex fidanzato di Chiara. Allo stesso modo, l’apertura di un giudizio di revisione non rappresenterebbe di per sé una prova dell’innocenza del condannato.
Il problema è capire come coordinare due procedimenti distinti che potrebbero trovarsi a valutare almeno in parte lo stesso materiale probatorio, arrivando potenzialmente a conclusioni differenti.
La difesa di Sempio ritiene che questa situazione giustifichi una sospensione. Altre interpretazioni giuridiche considerano invece possibile la prosecuzione del procedimento, almeno fino a quando non esistano due pronunce definitive effettivamente incompatibili.
Non è un dettaglio tecnico, perché dalla decisione del giudice potrebbe dipendere il calendario dell’intera vicenda giudiziaria.
La posizione della famiglia PoggiIn questo scenario continua a essere centrale anche la posizione dei familiari di Chiara, che negli anni hanno mantenuto ferma la propria fiducia nella sentenza di condanna di Alberto Stasi.
La famiglia ha fatto sapere che non intende costituirsi parte civile nell’eventuale nuovo processo nei confronti di Sempio. Una decisione che riflette la posizione già espressa dai Poggi e che presenta anche aspetti di natura tecnico-giuridica legati alla precedente vicenda processuale.
Per i familiari della giovane, uccisa a 26 anni nella propria abitazione, il ritorno del caso al centro dell’attenzione pubblica significa anche confrontarsi nuovamente con ricostruzioni, ipotesi e dettagli di un delitto che ha segnato profondamente la loro vita.
Cosa succede adesso nel caso GarlascoLe prossime settimane saranno determinanti per comprendere quale direzione prenderà il caso.
Il primo passaggio riguarda la fissazione dell’udienza preliminare davanti al giudice Luigi Riganti, che dovrà valutare la richiesta di processo per Andrea Sempio e le eventuali eccezioni presentate dai suoi difensori.
Il secondo riguarda la domanda di revisione della condanna di Alberto Stasi, attesa nella seconda metà di novembre e destinata alla Corte d’appello di Brescia. Su questo fronte sarà importante anche capire quale posizione assumerà la Procura generale di Milano, che non ha ancora annunciato una propria iniziativa.
Da queste decisioni potrebbero derivare scenari profondamente differenti: un processo nei confronti di Sempio, una sospensione del procedimento, una revisione del giudizio su Stasi oppure due percorsi giudiziari destinati a svilupparsi contemporaneamente.
A quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi, dunque, il caso Garlasco non è arrivato a una nuova conclusione. È entrato, piuttosto, in una fase nella quale la ricerca della verità si confronta con uno dei principi fondamentali della giustizia: la stabilità delle sentenze definitive e la possibilità, quando emergono nuovi elementi, di rimetterle in discussione.
La questione non è soltanto stabilire se Andrea Sempio debba essere processato, ma comprendere quale peso potranno avere le nuove indagini sulla condanna già pronunciata nei confronti di Alberto Stasi. Due percorsi diversi che, nelle prossime settimane, potrebbero finire per condizionarsi a vicenda.