Al solito, la sinistra la prende dal verso sbagliato e la butta in propaganda. La vicenda al centro del contendere è il provvedimento, annunciato domenica dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Fenix, kermesse giovanile di Fratelli d’Italia, per introdurre dei tetti alla presenza degli alunni stranieri nelle classi. Si tratta di un’iniziativa volta a evitare che si formino classi ghetto, foriere di esclusione sociale. Tutto il contrario di quel che ha teorizzato nella giornata di ieri la sinistra. Altro che «nemici» individuati negli scolari stranieri, come vogliono far credere nel gruppone progressista. Tutt’altro: la parola chiave è integrazione. Che si fa con le scelte e non con le evocazioni. Ma niente. La sinistra ha avuto una reazione unanime e piuttosto accesa.
Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, ha tuonato contro l’esecutivo: «Il governo è qui da quattro anni ma è come se fosse arrivato ieri. Se c’è un problema nella scuola, lo risolvi. I numeri sono chiari: stiamo parlando del 10% di bambini stranieri. Chi governa fa questo, non fa diventare nemici i bambini per creare un nuovo conflitto». Proprio così, i bambini come nemici. Niente di più lontano dallo scopo dell’iniziativa del governo. Ancora dal Pd, la capogruppo in commissione Affari Sociali alla Camera Ilenia Malavasi attacca: «Meloni, invece di governare, sale sui palchi di partito per lanciare propoSi costruisce ste -spot. un’emergenza, trovando un nemico che non c’è, per coprire ciò che non si fa. Prendersela con bambini e ragazzi è l’ultima frontiera dell’inciviltà politica della destra».
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AVS E M5S SCATENATI
Duro anche Angelo Bonelli di Avs: «Giorgia Meloni ormai sta in campagna elettorale perenne e fa propaganda sulla pelle dei bambini». Critiche arrivano poi da Maria Elena Boschi, che attacca la Presidente del Consiglio: «Non ha trovato nessuna soluzione per gli italiani in difficoltà e si inventa l’ennesima trovata di propaganda». Si aggiunge al coro delle critiche anche il Movimento 5 Stelle, con Vittoria Baldino: «Da questo Governo possiamo aspettarci propaganda sulle tasse, sul woke e praticamente su tutto, ma com’è accettabile che si faccia propaganda sulla scuola e sulla pelle dei nostri figli?».
Insomma, quando c’è da muovere invettive, il campo largo funziona. E però dal governo si torna a sottolineare quali sono gli obiettivi che muovono queste iniziative. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha sottolineato: «Ho ricordato più volte anche la necessità dell’integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell’espressione, che va pensata nella sua complessità: evitare alla radice qualunque discriminazione, rimuovere le cause anche linguistiche di un’inaccettabile marginalizzazione, con particolare attenzione all’effettiva padronanza della lingua italiana, perché senza conoscenza della nostra lingua non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è futuro all’interno della nostra società». Il tetto non è un muro, ma una garanzia per assicurare a tutti gli alunni gli strumenti per affermarsi.
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RASOIATA DI FDI
Poi c’è un aspetto riportato in evidenza dal vicepresidente della Camera ed esponente di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli: «Le polemiche della sinistra, priva di buon senso ma soprattutto di capacità cognitiva, sono del tutto strumentali. La proposta si rivolge agli alunni stranieri non italofoni. E, colmo dei colmi, è già prevista da un Dpr firmato dal presidente D’Alema e promulgato dal Presidente Ciampi». Rampelli ricorda: «Lo ha sottolineato lo stesso D’Alema in un’intervista su La7, in un colloquio con Gramellini, rivendicando testualmente: «(Il limite) era del tutto ragionevole. E c’era una preoccupazione che non si creassero classi di tutti stranieri».E poi, dal vicepresidente della Camera arriva una rasoiata nel campo progressista: «Capisco che oggi la sinistra si preoccupi più delle scuole esclusive frequentate dai rampolli di famiglie radical chic, ma – aggiunge – è bene che il Pd apra gli occhi sulle scuole di periferia nelle quali la presenza di alunni stranieri nelle classi è talmente predominante che gli alunni italiani sono costretti a trasferirsi perché le lezioni si adattano ai livelli di apprendimento della lingua italiana».
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