C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nel modo in cui stiamo immaginando il futuro dell’intimità. Abbiamo cominciato ad affidare agli algoritmi la ricerca dell’amore, a interrogare l’intelligenza artificiale sui nostri desideri e a sviluppare dispositivi tecnologici capaci di adattarsi alle caratteristiche del corpo umano, eppure ciò che continuiamo a cercare, quando si parla di sessualità, sembra essere sorprendentemente analogico: sentirci ascoltati, compresi, desiderati e soprattutto liberi di vivere un’esperienza che non debba necessariamente essere misurata, ottimizzata o trasformata in una prestazione.

È il paradosso che emerge dalle ricerche commissionate da LELO, il marchio svedese che dal 2003 opera nel settore dei dispositivi per il piacere e che oggi sta esplorando nuove possibilità tecnologiche, avvicinando il benessere sessuale all’industria della bellezza, all’elettronica di consumo e alla ricerca sui materiali avanzati. Un’evoluzione che accompagna una trasformazione culturale più ampia, nella quale l’intimità diventa un territorio sempre più interessante per comprendere il rapporto tra esseri umani e tecnologia, ma anche le contraddizioni di una società che sembra ossessionata dalla ricerca della performance e, contemporaneamente, sempre più interessata alla consapevolezza personale.

I numeri raccontano quanto rapidamente stia cambiando questo scenario. Secondo il Futurist Report 2026, realizzato da Censuswide per LELO su un campione di 6.002 persone tra i 18 e i 45 anni, residenti in sei Paesi, il 60% degli intervistati ha già utilizzato l’intelligenza artificiale in relazione alla propria vita intima. In Italia la percentuale raggiunge il 71%, collocando il campione nazionale al secondo posto tra quelli considerati, dopo la Spagna, dove il dato sale all’81%.

Ancora più interessante è osservare come venga utilizzata questa tecnologia, perché il 34% degli italiani intervistati dichiara di ricorrervi per ricevere consigli su appuntamenti, flirt e comunicazione sessuale, il 27% per esplorare fantasie, il 22% per acquisire maggiore sicurezza prima di un incontro e il 21% per comprendere meglio i propri desideri.

Non si tratta necessariamente di delegare la propria sessualità a una macchina, ma di utilizzare nuovi strumenti digitali per affrontare insicurezze, cercare risposte e trovare un linguaggio attraverso il quale esprimere emozioni che talvolta risultano difficili da condividere con un’altra persona.

A rendere ancora più interessante questa trasformazione è una seconda indagine, realizzata da AstraRicerche per LELO su 1.009 donne italiane eterosessuali tra i 18 e i 65 anni, che ha scelto di affrontare una domanda apparentemente molto più semplice: che cosa non piace alle donne durante un rapporto sessuale?

Le risposte mettono in discussione una parte importante dell’immaginario costruito intorno alla prestazione. Dopo la scarsa igiene del partner, indicata dall’81,3% delle intervistate, emerge soprattutto il problema della mancanza di ascolto, segnalato da circa otto donne su dieci, mentre il 71,4% considera sgradevole un atteggiamento che trasferisce interamente sulla donna la responsabilità del piacere e il 70,5% indica la perdita del coinvolgimento emotivo come un elemento negativo dell’esperienza.

Le due ricerche, condotte su popolazioni differenti e quindi non direttamente sovrapponibili, aprono una riflessione interessante: stiamo sviluppando tecnologie sempre più sofisticate per comprendere e migliorare il piacere, mentre continuiamo a confrontarci con difficoltà relazionali che nessuna innovazione può automaticamente risolvere.

Ed è proprio da questa contraddizione che parte il confronto con LELO, chiamata a raccontare a Panorama il lavoro di ricerca che si nasconde dietro i nuovi dispositivi, le contaminazioni con il settore della bellezza, il ruolo dell’ingegneria e le prospettive di un’industria che, nei prossimi dieci anni, potrebbe essere profondamente trasformata dall’intelligenza artificiale.

Quando il piacere incontra la beauty tech

Una delle trasformazioni più significative riguarda il progressivo avvicinamento tra l’industria del benessere sessuale e quella della bellezza, due mondi che per molto tempo hanno seguito percorsi differenti, ma che oggi condividono un crescente interesse per materiali avanzati, tecnologie luminose, personalizzazione e benessere individuale.

È un cambiamento che riguarda anche il modo di progettare e raccontare i prodotti, perché l’intimità viene sempre più spesso inserita all’interno di una concezione complessiva della cura di sé, superando almeno in parte i tradizionali confini commerciali del settore.

Negli ultimi anni, il settore del benessere intimo ha subito una significativa evoluzione tecnologica. Quali sono, secondo LELO, i principali motori dell’innovazione e come sono cambiate le aspettative dei consumatori?

«Il settore del benessere sessuale, proprio come qualsiasi altro settore, è costantemente alla ricerca della prossima grande novità da offrire ai propri clienti per migliorare la loro esperienza. La fusione tra il settore del benessere sessuale e quello della bellezza è una delle tendenze più recenti, che abbiamo individuato grazie al nostro impegno costante nell’ascoltare le esigenze sia dei nostri utenti attuali che di quelli potenziali. Sebbene non sia una novità assoluta, l’intreccio tra i due settori rappresenta una tendenza in crescita, trainata dalla domanda dei consumatori di una cura di sé olistica, di formulazioni pulite e dalla destigmatizzazione della salute sessuale. Questa integrazione comporta la fusione di categorie di prodotti come la cura intima e gli integratori con i prodotti tradizionali di bellezza e cura personale, rafforzando l’idea che la salute sessuale sia parte integrante del benessere generale. Questa sovrapposizione sta creando nuove nicchie, come i prodotti con tecnologia LED e gli integratori per il benessere sessuale».

La contaminazione tra queste industrie introduce anche nuove questioni scientifiche, perché tecnologie sviluppate o studiate in ambito dermatologico non possono essere automaticamente considerate efficaci quando vengono trasferite a dispositivi destinati all’intimità.

Un esempio è rappresentato dalla fotobiomodulazione, che utilizza specifiche lunghezze d’onda della luce rossa e del vicino infrarosso e che negli ultimi anni ha attirato l’interesse dell’industria cosmetica e del benessere.

LELO ha deciso di esplorarne le possibilità attraverso MONA Spectra, introducendo una tecnologia luminosa in un prodotto dedicato al piacere personale.

Mona introduce la tecnologia a infrarossi in una categoria in cui è ancora relativamente sconosciuta. Come funziona, su quali principi scientifici si basa e perché avete deciso che fosse il momento giusto per lanciarla sul mercato?

«LELO è sempre stata all’avanguardia in questo senso, e si può affermare con certezza che da oltre 20 anni detta le tendenze. Quando vedete un prodotto per il piacere davvero bello in un negozio o online, il più delle volte si tratta di un nostro design. È una tendenza che non passerà mai di moda, così come noi continueremo sempre a guidare la carica verso sex toy sempre più belli e piacevoli. Per raggiungere questo obiettivo, siamo costantemente attenti e aggiornati sulle ultime e prossime tendenze, sia che si tratti di ciò che sarà interessante nei prossimi 12 mesi o nei prossimi 50 anni e oltre. In questo modo abbiamo individuato la tendenza a fondere il settore del benessere sessuale con quello della bellezza: ciò è perfettamente in linea con la nostra filosofia secondo cui il piacere sessuale è parte integrante del benessere generale. Per rafforzare questo concetto, abbiamo iniziato a sviluppare prodotti incentrati sul benessere sessuale, ma che trascendono i confini del settore e dei suoi prodotti. Ed è così che sono nati LELO LABS e ora MONA Spectra.

La terapia con luce rossa (RLT) è diventata rapidamente una tendenza di spicco nel settore moderno della bellezza e del benessere, con dispositivi che spaziano dalle maschere facciali ai lettini per tutto il corpo che utilizzano lunghezze d’onda di luce a bassa intensità per combattere l’invecchiamento, lenire le infiammazioni e favorire la ricrescita dei capelli. Una recente indagine condotto da LELO ha rivelato un forte interesse da parte dei consumatori in Italia, dove il 78% dei partecipanti ha espresso interesse e quasi il 18% aveva già sperimentato la RLT in prima persona. Gli studi scientifici ne evidenziano costantemente i benefici, in particolare nel potenziamento dell’energia cellulare mitocondriale, che stimola la sintesi di collagene ed elastina, migliora la circolazione, lenisce le infiammazioni lievi, attenua le cicatrici da acne, accelera la guarigione delle ferite e rivitalizza i follicoli piliferi. Questi vantaggi comprovati ci hanno spinto a esplorare la RLT come strumento per elevare le routine di cura di sé attraverso il relax e il piacere sensoriale, promuovendo al contempo il benessere intimo. Sia le ricerche indipendenti che i nostri risultati interni confermano che la tecnologia a luce rossa rappresenta uno degli sviluppi più entusiasmanti nella cura intima, e il suo eccezionale profilo di sicurezza ha reso la sua integrazione nel nostro progetto una scelta naturale».

Le dichiarazioni dell’azienda mostrano come il settore stia cercando di appropriarsi di tecnologie provenienti da altri ambiti, ma sollevano anche una questione importante: le evidenze scientifiche relative alla fotobiomodulazione dipendono dalle caratteristiche dei dispositivi, dalle lunghezze d’onda utilizzate, dai protocolli applicati e dalle condizioni cliniche considerate. I risultati ottenuti in dermatologia non dimostrano quindi, automaticamente, l’efficacia di MONA Spectra per il benessere intimo, che richiederebbe studi specifici sul prodotto e sulle indicazioni dichiarate.

L’ingegneria del piacere: quando il corpo diventa parte del progetto

Se l’utilizzo della luce rossa rappresenta una delle nuove direzioni di ricerca, un’altra area di sviluppo riguarda il movimento e la capacità dei dispositivi di adattarsi alle sollecitazioni fisiche durante l’utilizzo.

È un ambito nel quale l’ingegneria meccanica incontra l’elettronica di consumo, perché il problema non consiste semplicemente nell’aumentare la potenza di un motore, ma nel progettare sistemi capaci di mantenere prestazioni controllate e prevedibili anche quando cambiano le condizioni di utilizzo.

Una delle innovazioni introdotte da LELO è DynamicThrust, la tecnologia sviluppata per INA Thrust, un dispositivo che utilizza controlli software adattivi e soluzioni meccaniche progettate per mantenere il movimento anche quando aumenta la resistenza incontrata.

Ina Thrust, d’altra parte, affronta un’altra sfida tecnologica: mantenere una potenza costante anche quando aumenta la resistenza naturale del corpo. Qual è stata la sfida ingegneristica più complessa nello sviluppo di questa soluzione e come siete riusciti a superarla?

«Nei tradizionali prodotti elettronici per il benessere, quando il corpo esercita una pressione forte e naturale contro il dispositivo, il carico meccanico aumenta. Questo in genere fa sì che il motore assorba troppa corrente, perda giri al minuto, rallenti o si blocchi completamente.

Per affrontare questa sfida e garantire una potenza affidabile e costante, gli ingegneri di LELO hanno creato la tecnologia DynamicThrust. Sfruttando le capacità di un motore ad alte prestazioni insieme a competenze tecniche specializzate, questa tecnologia offre spinte profonde e ritmiche che resistono al rallentamento sotto pressione. Il sistema abbina controlli software adattivi a un telaio interno personalizzato a basso attrito e coppia elevata per convertire la pressione fisica proveniente da una barriera in dati operativi, mantenendo una corsa meccanica fluida, costante e potente indipendentemente dalla forza esterna».

Ma il miglioramento delle prestazioni tecniche non coincide necessariamente con il miglioramento dell’esperienza soggettiva, come dimostrano proprio i risultati della ricerca commissionata ad AstraRicerche.

Il 53,6% delle donne intervistate dichiara di non apprezzare spinte eccessivamente intense, mentre il 56,4% considera sgradevole il mancato rispetto dei propri tempi di eccitazione. Ancora più significativo è il giudizio sul cosiddetto jackhammering, una modalità di penetrazione particolarmente rapida e meccanica che quasi tre intervistate su quattro rifiutano o accolgono con forti riserve.

I risultati suggeriscono quanto sia importante distinguere la potenza di un dispositivo dalla qualità dell’esperienza personale, perché intensità, ritmo e sensazioni vengono percepiti in maniera differente da ciascun individuo.

Dietro un dispositivo ci sono mesi di ricerca, prototipi e competenze differenti

Uno degli aspetti meno raccontati dell’industria del benessere sessuale riguarda proprio il processo di sviluppo dei prodotti, un’attività che coinvolge competenze professionali differenti e che presenta alcune caratteristiche comuni ad altri settori tecnologici.

Quanta ricerca viene dedicata a un nuovo prodotto LELO? In media, quanti prototipi vengono realizzati prima di arrivare alla versione finale e quali criteri determinano quando una tecnologia è veramente pronta per la commercializzazione?

«Lo sviluppo di un nuovo prodotto di lusso per l’intimità presso LELO comporta un processo di ricerca e sviluppo esaustivo e multidisciplinare che solitamente si protrae da diversi mesi a diversi anni. Poiché il marchio coniuga l’elettronica di consumo con la sicurezza per il corpo di livello medico, la loro pipeline di prodotti funziona in modo simile a quella delle aziende tecnologiche avanzate nel settore del benessere piuttosto che a quella dei tradizionali produttori di articoli di novità.

La profondità della ricerca, il ciclo di vita dei prototipi e i parametri di riferimento per la commercializzazione che guidano un nuovo prodotto seguono un processo di sviluppo ben definito, e tale processo dipende dal fatto che si tratti di sviluppare una gamma di prodotti completamente nuova o di migliorare un prodotto esistente».

L’azienda non fornisce quindi un numero medio preciso di prototipi necessari per raggiungere la versione definitiva di un prodotto, ma descrive un processo di sviluppo che può richiedere anche diversi anni e che viene adattato alla complessità della tecnologia considerata.

Particolarmente interessante è la dimensione multidisciplinare di questo lavoro, perché sviluppare dispositivi destinati a interagire direttamente con il corpo umano richiede una combinazione di competenze che non può essere limitata alla progettazione industriale.

Lo sviluppo di prodotti come Mona e Ina richiede un ampio ventaglio di competenze professionali. Quali professionisti collaborano durante il processo di ricerca e sviluppo, e in che modo si integrano discipline quali l’ingegneria, il design, la scienza dei materiali e la sessuologia?

«Lo sviluppo di prodotti di alta gamma per l’intimità presso LELO rappresenta un esempio eccellente di collaborazione multidisciplinare. Progettare tecnologia sessuale di fascia alta richiede ben più di una semplice costruzione meccanica; richiede la creazione di un ponte tra ricerca biologica approfondita, esperienza emotiva e hardware sofisticato. Per questo motivo, tutti i nostri prodotti sono ideati da un gruppo eterogeneo di professionisti – designer industriali, esperti di materiali, ingegneri meccanici ed elettrici e sviluppatori – che devono lavorare insieme per integrare ingegneria, design e scienza dei materiali, insieme a educatori ed esperti di salute sessuale, per dare vita a questi prodotti».

Il coinvolgimento di competenze così differenti permette di comprendere quanto la progettazione di questi dispositivi si sia progressivamente avvicinata ad altri settori tecnologici, nei quali la sfida consiste nell’integrare prestazioni, ergonomia, materiali e sicurezza all’interno di un unico prodotto.

Ma l’innovazione non coincide necessariamente con la commercializzazione di ogni nuova idea, perché una parte importante del lavoro di ricerca consiste anche nel riconoscere quando una tecnologia non offre risultati sufficientemente interessanti.

Esiste una tecnologia o una soluzione che avete sviluppato durante la fase di ricerca ma che avete deciso di non lanciare sul mercato perché non offriva un reale valore aggiunto agli utenti? Se sì, cosa vi ha insegnato quell’esperienza?

«In effetti, alcune tecnologie sono state inizialmente ideate e valutate, solo per rivelare che non soddisfacevano le nostre aspettative in termini di prestazioni. Tuttavia, nella stragrande maggioranza di questi casi, il “pivot” – sia introducendo nuove funzionalità sia reindirizzando la tecnologia verso una linea di prodotti diversa – si è rivelato la strategia ideale».

È una risposta che introduce il tema dell’innovazione incrementale, particolarmente importante in un settore nel quale non ogni nuovo sviluppo tecnologico si traduce necessariamente in un prodotto rivoluzionario. La capacità di rivedere un progetto, modificarne le caratteristiche oppure utilizzare una soluzione tecnica all’interno di una categoria differente rappresenta una componente del lavoro di ricerca, anche se LELO non indica esempi specifici di tecnologie definitivamente abbandonate.

Dalla medicina all’elettronica: come cambiano i materiali del piacere

La contaminazione con altri settori non riguarda soltanto l’elettronica, ma anche la scienza dei materiali, soprattutto quando i dispositivi devono garantire determinate caratteristiche di resistenza, ergonomia e compatibilità con il corpo umano.

Il silicone rappresenta uno degli esempi più significativi di questa evoluzione, perché nel corso del Novecento è stato progressivamente utilizzato in differenti applicazioni mediche, prima di trovare impiego anche in numerosi prodotti destinati al consumo.

Esistono tecnologie provenienti da altri settori — come quello medico, dell’elettronica di consumo, automobilistico o aerospaziale — che hanno ispirato alcune delle innovazioni introdotte da LELO?

«Certamente. Il silicone di grado medico, che LELO ha praticamente introdotto per prima nel settore del benessere sessuale, ne è l’esempio principale. È stato introdotto per la prima volta nella prima metà del XX secolo come lubrificante per siringhe, prima di evolversi in uno standard stabile e biocompatibile per cateteri e altri dispositivi medici».

La risposta evidenzia l’importanza attribuita dall’azienda ai materiali, mentre la rivendicazione relativa al ruolo pionieristico di LELO nel loro utilizzo rimane una dichiarazione del marchio.

Più in generale, proprio la crescente contaminazione con settori industriali differenti rende centrale una questione che riguarda la qualità complessiva della progettazione: il valore di una tecnologia non dipende esclusivamente dalla sua novità, ma anche dalla capacità di rispondere alle necessità delle persone che la utilizzano.

Si può davvero misurare il piacere?

È probabilmente una delle domande più complesse per qualsiasi azienda che lavori nel settore del benessere sessuale, perché, a differenza delle prestazioni meccaniche di un motore oppure della resistenza di un materiale, l’esperienza del piacere non può essere ricondotta a un i