La rimonta spacca cuore con la Fiorentina, aver salvato la pelle non senza una certa dose di nuova sorte a Venezia e la caduta nel derby, quarta di fila contro i rossoneri e terza su tre per Cristian Chivu, certificano che l’Inter è entrata in riserva nella settimana più importante del primo tratto di stagione. Il problema non è la classifica in campionato, dove i nerazzurri viaggiano comunque a un’andatura elevatissima (25 punti con proiezione finale a 95) e meglio di un anno fa (erano 21). Il tema è che le fragilità che stanno caratterizzando l’autunno nerazzurro si ripetono con costanza, incuranti dei tentativi di Chivu di mettere riparo, dei poderosi confronti in spogliatoio e delle promesse poi non mantenute.

E’ una crisi prima di tutto fisica, solo in parte spiegabile con gli infortuni che hanno toccato un solo titolarissimo (Lautaro Martinez), ma hanno picchiato duro sulla possibilità per Chivu di gestire le rotazioni soprattutto in difesa. L’alibi, però, non regge davanti alla considerazione che l’infermeria piena è ormai uno scomodo compagno di viaggio per tutti e l’Inter è più attrezzata di altri a sopperire alle assenze. Dunque, conta parlare dei presenti e la sensazione è che vivere costantemente sul filo delle rimonte (6 volte in svantaggio in campionato e 2 in Champions League) non sia il modo migliore per dosare le energie fisiche e psicologiche.

Il problema è che la diagnosi della malattia – il sintomo sono gli approcci quasi sempre sbagliati e la montagna di gol incassati (19 nelle prime 13 uscite stagionali) – chiamano in causa più piani, non solo quello fisico. Le parole di Bastoni, uno che nello spogliatoio conta perché ne è un senatore, hanno squarciato il velo e confermato quello che Chivu va dicendo da tempo: manca la fame dell’anno scorso, l’applicazione feroce, il rifiuto di considerarsi così forti che in qualche modo alla fine ne uscirà una vittoria. “Finalmente” si è perso, ha detto Bastoni; un’iperbole che chiarisce come rimettere i piedi a terra sia possibile solo prendendo schiaffi e quelli del derby hanno fatto male.

Lato psicologico e questione tattica si intrecciano. Chivu ha chiesto all’Inter di giocare più alta, di andare ancor di più in verticale e di spostare il baricentro in avanti di qualche metro. Accetta il confronto uomo contro uomo in difesa, ma il mercato gli ha tolto il miglior marcatore e chi doveva sostituirlo (Stones) non si è visto. A centrocampo l’unico vero equilibratore è il più anziano della truppa e va centellinato: Mkhitaryan. Il portiere non dà sicurezze ma non può essere abbandonato al suo destino.

Un anno fa i segnali di inizio anno erano stati colti e Chivu aveva corretto la rotta, almeno in Italia. La sensazione è che oggi sia più difficile farlo e che il tecnico abbia bisogno del ritorno in pianta stabile degli inglesi (Stones, Spence e Jones) anche per mettere un po’ di pepe nelle gerarchie e stimolare gli altri. Sia chiaro, i processi sono fuori luogo ma sedersi sulla convinzione che tutto si sistemerà automaticamente è un errore che l’Inter non si può permettere.

Il cuore della settimana più difficile, quella in cui i nerazzurri sono arrivati in riserva e in crisi, non era il derby e, forse, non lo sarà neanche il Como. Andare alla sosta con due sconfitte in campionato alimenterebbe un dibattito interno ed esterno e, dunque, Fabregas dovrà essere affrontato con grande attenzione. Il cuore della settimana è, però, la trasferta a Rotterdam in cui l’Inter si gioca un pezzo importante della stagione europea.

Basta fare due conti: la quota qualificazione diretta agli ottavi è 16 punti che significa passare necessariamente per una vittoria a Rotterdam. Quella per prendere i plaayoff nella parte alta del tabellone (9°-16° posto) è intorno a 13 e il ko con il Bruges dopo Madrid ha reso obbligatorio non rallentare più perché nel calendario ci sono anche Liverpool e viaggio a Dortmund. Quanto pesa la posizione in vista dello spareggio di febbraio? Tanto. Chi non ci crede prenda nota del nome delle squadre entrate da testa di serie nei playoff un anno fa: Real Madrid, Inter, Psg, Newcastle, Juventus, Atletico Madrid, Atalanta e Bayer Leverkusen. Certo, si può anche uscire con il Bodo Glimt, ma finire sotto quota 13 punti aumenterebbe di molto il rischio di un incrocio terribile.