L'Anm non ha preso bene la stretta del governo sull'aumento degli stipendi dei magistrati. "Rispetto a quanto contenuto in legge di Bilancio, che sarà presto all'esame delle Camere, ci riserviamo una valutazione nel merito dopo aver approfondito la norma". Lo afferma in una nota il presidente dell’Anm Giuseppe Tango. "Spetta al legislatore regolare la materia, nel rispetto, però, di un principio fondamentale: la tutela delle retribuzioni dei magistrati è condizione per la salvaguardia dell’indipendenza della giurisdizione. Come ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e dalla Corte Costituzionale. Va ricordato, peraltro, che sugli emolumenti dei magistrati e sulle loro dinamiche stipendiali si può intervenire solo nel quadro di interventi di carattere generale", conclude Tango. 

 

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Il riferimento è all'articolo 67 della manovra che modifica "gli adeguamenti stipendiali del personale non contrattualizzato, dei magistrati, degli avvocati e procuratori dello Stato, "chiarendo alcuni criteri sulla base dei quali l’Istituto nazionale di statistica determina la percentuale degli incrementi retributivi del predetto personale in relazione agli incrementi conseguiti dalle altre categorie di dipendenti pubblici". E ancora: "Tale intervento si rende necessario al fine di garantire "nuove discipline legislative idonee a ripristinare i limiti della spesa globale". 

In particolare, si chiarisce che "la media da utilizzare per il calcolo degli incrementi medi conseguiti dalle altre categorie di dipendenti pubblici contrattualizzati è quella ponderata con la consistenza numerica di ciascuna delle predette categorie. L’utilizzo della media ponderata è finalizzato a evitare errate rappresentazioni dell’effettivo incremento medio pro capite previsto dalla norma che deriverebbero dall’attribuire lo stesso peso a retribuzioni riferite a gruppi di dimensioni diverse".