Immagine uno della notte del Bernabeu: l’Inter che palleggia al limite dell’area di rigore del Real Madrid, a tratti lascia l’impressione quasi di dominare, crea occasioni vere e potenziali, ne subisce altrettante e anche di più in ripartenza e alla fine perde. Copione già letto a Madrid in casa dell’Atletico di Simeone a dicembre e nelle due sfide fatali con il Bodo Glimt, che pure in campo era piaciuto molto di più per ordine e intensità.

Solo contro le inglesi Liverpool e Arsenal i nerazzurri avevano creato poco, beffati da errore arbitrale con i Reds oppure messi sotto chiaramente dai futuri campioni della Premier League. Dunque, la domanda sorge legittima: l’Inter è una squadra con status e Dna europeo oppure il gap con le altre è troppo ampio? Che si traduce nella forbice che esiste tra il poter rispondere “presente” alla missione consegnata dalla società di andare più avanti possibile in Champions League, coltivando il sogno di poterla vincere, oppure doverla attraversare come affascinante diversivo concentrandosi sul campionato.

La risposta non è semplice da trovare perché il gruppo che negli ultimi tre anni si è spinto fino alle porte del paradiso calcistico (finali a Istanbul e Monaco di Baviera), venendo respinto ma non senza aver firmato autentiche imprese in giro per l’Europa, da dieci mesi sembra aver perso il filo e il tocco magico.

I numeri sono impietosi. Dalla sfida del Metropolitano con l’Atletico Madrid, che apriva la seconda metà della fase a girone della scorsa edizione, l’Inter ha perso 6 delle 7 partite che ha giocato in Champions League: Atletico Madrid, Liverpool, Arsenal, andata e ritorno con il Bodo Glimt e ora Real Madrid. Solo a Dortmund con il Borussia è arrivata una vittoria, non sufficiente a gennaio per evitare il playoff che poi avrebbe portato all’eliminazione.

Altro dato fattuale: spesso l’Inter è uscita battuta ma con statistiche migliori tra quelle che fotografano l’approccio offensivo di un match: tiri in porta e gol attesi. E’ successo con l’Atletico Madrid (1,43 a 0,98), nelle due sfide con il Bodo Glimt (1,56 a 1,20 all’andata e 2,29 a 1,74 al ritorno) e a Dortmund con il Borussia (0,99 a 0,84). E anche con Arsenal (1,36 contro 2,14) e al Bernabeu (1,82 a 2,91) la produzione offensiva è stata quella di una squadra di carattere e gioco, per nulla impressionata dal palcoscenico europeo.

Solo che poi la montagna ha partorito un topolino. Non solo 6 sconfitte su 7 partite, ma anche soli 6 gol segnati a fronte dei quasi dieci (9.89) attesi: uno ogni 20 tiri tentati verso la porta avversaria e ogni 6 tra quelli finiti nello specchio. Dato sbilanciato rispetto alle 13 reti incassate a fronte di 11,23 gol contro attesi, uno ogni 6,4 tiri subiti (2,8 considerando quelli nello specchio di Sommer e Martinez).

Il sospetto è che all’Inter europea, che ha dimostrato di avere mezzi atletici e tecnici per stare in campo con il resto d’Europa, non serva una dose extra di coraggio e autostima ma qualche correttivo nei dettagli. I gol regalati al Real Madrid, pochi giorni dopo gli omaggi concessi al Napoli, sono una spia rossa che si accende sul cruscotto di Chivu. Le disattenzioni si pagano caramente, era già successo prendendo il gol da Gimenez nel recupero con l’Atletico Madrid; errori fatali, imperdonabili a queste altezze.