“C’era un ragazzo, un ragazzo strano, incantato,
si dice vagasse molto lontano.

E poi un giorno magico passò sul mio cammino e mi disse:
La cosa più grande che potrai mai imparare

è semplicemente amare ed essere amato.”

Con questa solenne promessa, sussurrata a una Parigi notturna e malinconica, sulle note di Nature boy di Eden Ahbez, prende vita Moulin Rouge! di Baz Luhrmann, una favola cinematografica così perfetta da vincere un Golden Globe e due premi Oscar e talmente  incantevole da essersi trasformata naturalmente in un musical, uno dei più magici a cui si possa assistere.

La versione italiana di questo sfolgorante capolavoro è stata affidata – o meglio è lui che ha deciso di realizzarla – a uno dei registi dell’Olimpo del musical: Massimo Romeo Piparo. L’anno scorso l’ha portato a Roma, rendendolo uno degli spettacoli di punta di tutta la stagione, rimanendo in scena per ben diciannove settimane consecutive con ampio successo di pubblico e critica. Dal 14 novembre si aprirà il capitolo milanese, nella sua spettacolare cornice itinerante del Sistina Chapiteau a Sesto San Giovanni.

Massimo Romeo Piparo, iniziamo subito a sottolineare che il tuo Moulin Rouge! non è uno spettacolo replica, dandoti così la possibilità di far esplodere la tua creatività  

“È proprio così! Ci sono due modi di fare musical affermati a livello internazionale: uno si chiama replica e consiste nel prendere il format esattamente così com’è e riprodurlo, cosa che io non faccio praticamente mai, e  il non replica.

A me piace prendere i diritti di musical e copione e essere totalmente libero di reinventare regia, scenografia, costumi e coreografie. Così è successo anche per  Moulin Rouge!. Al momento siamo l’unica versione in scena diversa da quelle clonate che girano il mondo.

Il mio Moulin Rouge! ha una propria peculiarità: possiamo dire che gli ho costruito un teatro intorno, il Sistina Chapiteau che mi permette di avere un palco di trentadue metri diviso in tre scenografie diverse e palcoscenici girevoli  che mi consentono di regalare al  musical un taglio quasi cinematografico. Si passa da un palcoscenico all’altro senza soluzione di continuità e questo, lo devo ammettere, ha reso l’allestimento quasi unico. La libertà di poter reinventare uno spettacolo ti permette di introdurre accorgimenti che ti sciolgono dall’omologazione delle altre produzioni.”

L’anno scorso, alla prima, tra il pubblico sedeva anche Jean-Jacques Clèrico, CEO  del Moulin Rouge, e ne è rimasto entusiasta

“I membri della famiglia Clérico, attuali gestori del Moulin Rouge, sono venuti diverse volte a vedere lo spettacolo e hanno espresso un grande apprezzamento. Non possiamo che esserne contenti. Siamo riusciti a creare un’immagine molto originale, seppur fedelissima e rispettosissima dell’ambientazione autentica del Moulin Rouge musical. Il recitato è in italiano, ma le canzoni rimangono in inglese, perché sono dei mash-up talmente perfetti, che sarebbe molto difficile avventurarsi in una tradizione realmente credibile. La colonna sonora è un omaggio a grandi successi pop-rock di tutti i tempi, e ho preferito lasciarle così, ma proietto le traduzioni. Noi non siamo un pubblico anglofono, e visto che nei musical le canzoni sono parte integrante della storia, è giusto che la comprensione di quello che si racconta arrivi a qualsiasi spettatore.”

Come hai scelto la coppia di protagonisti?

“Il cast è la prima cosa a cui mi dedico perché sono convinto che indovinarlo sia già metà del risultato. Luca Gaudiano è una voce che ho esplorato già anni fa quando gli affidai il ruolo di Tony in West Side Story e quello di Gesù nel mio ultimo Jesus Christ Superstar. È uno dei migliori Christian in circolazione nei Moulin Rouge di tutto il mondo!

Serena Autieri ovviamente non ha bisogno di presentazioni, avevamo lavorato insieme già diverse volte, e credo sia nell’immaginario comune la Nicole Kidman italiana, sia per somiglianza che per tipologia. Cantante superlativa, molto charmant. Credo che sia una delle performer di musical più complete che abbiamo in questo momento. Mi sembrava proprio la coppia ideale e così è stato. Nel nostro mondo, ruoli come Christian e Satin vengono definiti  “dream role”, quello che si è da sempre voluto interpretare, e credo che per entrambi lo sia.”

Sei uno dei registi di musical più bravi al mondo, citando solo alcuni tuoi lavori: Cats, Mamma Mia!, West Side Story, Rugantino, Billy Elliot, Sette Spose per Sette Fratelli, My Fair Lady, HairSpray!, Jesus Christ Superstar, portando in scena, in una delle versioni, gli interpreti originali del film con il plauso Tim Rice.

Cosa vuol dire dirigere Moulin Rouge?

“Ogni spettacolo che approccio, lo faccio con tutto me stesso. In ognuno dei mie lavori c’è sempre una parte di anima importante. Devo però ammettere che Moulin Rouge! è una pietra miliare. Posso dire essere lo spettacolo della maturità, un titolo ambito da produttori e registi. In Italia sono l’unico che l’ha fatto e l’unico che lo potrà fare nei prossimi anni: era una grande responsabilità e bisognava arrivare pronti all’appuntamento. L’ho aspettato tanto, ho lavorato dieci anni per averlo! Sognavo di farlo da quando è uscito il film. Ho amato Baz Luhrmann fin dal su film Strictly Ballroom nel 1992, poi in Romeo and Juliet. Moulin Rouge fu un film che mi segnò, perché inventò il linguaggio del juke-box musical: questo mettere canzoni già famose, scritte per essere ascoltate in un altro contesto e al servizio di una storia. L’ho trovata un’idea geniale: cucire queste canzoni che parlano d’amore dentro una storia che aveva già di per sé un enorme fascino, perché il Moulin Rouge è un mondo che ti affascina, la Parigi bohémien, quella della Belle Époque, la citta romantica per eccellenza.”

Hai ricreato questa Parigi bohémien e il suo iconico Moulin Rouge all’interno del Sistina Chapiteau, un teatro itinerante che hai realizzato nel 2023; una grande struttura teatrale concepita per far immergere totalmente il pubblico nello spettacolo fin da subito

“Portiamo praticamente in giro la copia del teatro Sistina di Roma. L’intero teatro, che si trova a Sesto San Giovanni, è completamente personalizzato con velluti rossi, lampadine soffuse per creare la giusta atmosfera, strumenti per danza aerea: il pubblico viene proiettato nel mondo del Moulin Rouge non appena entra, semplicemente mettendo un piede nel teatro.

Verità, Bellezza, Libertà, Amore: sono i quattro valori della filosofia bohémien alla base del racconto dell’appassionata storia tra Christian e Satine.

Le coreografie mozzafiato di Billy Mitchell, acclamato coreografo del West End londinese, la grande Orchestra dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello, le scenografie dell’opulenta Belle Époque, e autentici capolavori sartoriali di piume e corsetti.

C’è una data di inizio, il 14 novembre, ma non quella di fine. Finché il pubblico lo vorrà venire a vedere, noi rimarremo lì a regalare la magia del nostro Moulin Rouge!”