Gianni Agnelli confessò di sostenere il progressismo radical chic perché solo la sinistra poteva fare le riforme di destra necessarie a mettere al riparo il suo impero senza scatenare la rivolta sociale. Ma non solo la sinistra può fare cose che alla destra sono impedite, può anche dire cose che se pronunciate da qualcuno di destra scatenerebbero lo sdegno collettivo. Ieri Vincenzo De Luca, il grande De Luca già governatore della Campania e oggi sindaco di Salerno oltre che pezzo grosso del Pd, ha detto quello che in molti pensano ma che nessuno può dire pena il linciaggio sociale e probabilmente pure giudiziario, su Youssef Siher, l’attivista islamico diventato eroe della sinistra: «Una testa di sedano, diciamo così, dietro una faccia da pirla con due baffetti a coda di rospo appesi al nulla». E ancora: «Siamo passati da Che Guevara a una mezza pippa del genere».
Come non condividere, come non applaudire al giudizio più lucido e definitivo espresso in questi giorni sulla vicenda. Il che però non diminuisce la pericolosità del soggetto in quanto il pirla (termine non napoletano bensì lombardo che sta per stupido oltre che sinonimo dell’organo genitale maschile), essendo pirla, non sa di essere pirla e si comporta come se fosse intelligente trascinando nella pirlaggine (cosa accaduta con i saccheggi di Milano da lui celebrati) chi non si rende conto di avere a che fare con un pirla. Insomma, un pirla tira l’altro e alla fine finisce male. Stupisce il silenzio degli indignati permanenti, quelli del politicamente corretto sempre pronti a bacchettare quei bifolchi di destra. Non pervenuti: dalla Schlein a Fratoianni, da Conte alla Salis non una parola di sdegno. Che siano dei pirla anche loro?