«Grazie», «buongiorno», «per favore»: parole lentamente scomparse dal lessico aziendale che una temeraria dipendente ha provato a riportare in auge tra i colleghi. La risposta? Licenziata. Ha combattuto la sua battaglia a colpi di post-it, tappezzando l’ufficio di foglietti gialli per ricordare le elementari regole della buona creanza.

Di fronte ai promemoria i colleghi erano terrorizzati come davanti a una bomba e l’ufficio del personale, riunito in sessione straordinaria, ha trovato la soluzione definitiva per neutralizzare l’atto sovversivo: il licenziamento motivato da un comportamento ritenuto polemico e volgare. Chiedere educazione è una giusta causa? Per fortuna il giudice l’ha reintegrata.

Forse la signora dei post-it era una gran rompiscatole, insopportabile e tutto quello che volete. Ma questa storia è un piccolo trattato di sociologia dell’ufficio: il maleducato è fatto così, il prepotente è diretto, l’arrogante ha carattere, chi urla è appassionato, chi interrompe è un leader e chi non saluta è un gran figo. Il problema non sono loro, ma chi reclama gentilezza. I post-it li hanno staccati, i maleducati sono sempre là (e non solo).