È Woman unknown di May el-Toukhy il Leone d’oro della Mostra del cinema di Venezia 2026. Unica donna in concorso (oltre alla co-autrice di NAZA), la danese solleva il premio più ambito e festeggia anche per la sua attrice, Mathilde Arcel, premiata con la Coppa Volpi.

«Woman unknown parla del corpo della donna come un campo di battaglia, di donne invisibili che non vengono viste», dice May el-Toukhy con il Leone d’oro in mano, emozionata. «Grazie al mio cast meraviglioso per la passione messa. Grazie a Mathilde (ricordatevi questo nome): sei una narratrice incredibile e non vedo l’ora di vedere cosa ti riserverà il futuro».

Il film racconta la fine della seconda Guerra mondiale dal punto di vista femminile, alquanto inedito, attraverso la prospettiva delle cosiddette collaboratrici orizzontali: le donne che intrecciarono relazioni con soldati degli eserciti occupanti. Per questo furono perseguitate, umiliate pubblicamente e condannate a uno stigma destinato a segnarle per sempre.

La presidente di giuria Maggie Gyllenhaal, attenta al femminile e alle questioni di genere, a inizio festival era intervenuta proprio sulla scarsa presenza di registe in concorso a Venezia 83. Aveva parlato di un «problema sistemico» e di quanto sia «molto più difficile per le donne rispetto agli uomini ottenere finanziamenti per i loro film».
May el-Toukhy ha volute renderle merito nel suo discorso di ringraziamento. «Grazie a Maggie perché usi il tuo lavoro per fare luce sulla mancanza di pari opportunità per le registe. A volte ci si può sentire davvero sole, quindi grazie davvero».

Con una performance straordinaria di spassoso cinismo John Malkovich è il vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. La verità? Per Wild horse nine, il film di cui è protagonista, avremmo voluto di più: Martin McDonagh, suo regista e sceneggiatore, merita un riconoscimento di peso.

Leone d’argento per la miglior regia a DAU di Ilya Khrzhanovsky, il biopic sul fisico sovietico Lev Landau, parte di un progetto epico e folle nato oltre un ventennio fa, con tre anni di riprese senza sosta su un set cinematografico in Ucraina di 12000 metri quadrati e migliaia di partecipanti in costume anni ‘30-’60. «È un viaggio durato per tanti anni. Non tutti pensavano che lo avrei finito. Io sapevo che lo avrei portato a termine», ha detto il regista di Mosca, che nel 2024 ha rinunciato alla cittadinanza russa. «Per questo film hanno lavorato più di duemila persone, molte di queste vengono dall’Ucraina. Voglio dedicare questo premio agli ucraini che stanno combattendo, per la loro libertà e la loro vittoria».

Premio speciale della giuria a NAZA, documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor che inchiodano le colpe del loro Paese, facendo parlare gli ufficiali dell’IDF, sotto anonimato, che confessano – chi con orgoglio, chi con rimorso – le barbare uccisioni di civili in corso a Gaza. «Grazie ai giurati, non è semplice per noi essere qui. In patria stanno già criticando il film senza averlo visto. Lo fanno per non considerare la realtà. Ma la realtà è che nell’arco di questi 10 giorni gli israeliani hanno ucciso almeno sei bambini. Gli ufficiali dell’intelligence israeliana ci hanno detto che questi attacchi sono sistemici».

L’Italia resta a bocca asciutta, ma non ci aspettavamo diversamente. Ha invece esultato nella sezione Orizzonti dedicata alla nuove voci. Due premi per I figli della scimmia, lungometraggio su un padre alle prese con un bimbo disabile: migliore sceneggiatura per Tommaso Landucci e Damiano Femfert e migliore interpretazione maschile per Riccardo Scamarcio, che è anche produttore del film. «Sono davvero emozionato. È un onore essere qui», ha detto l’attore. «Voglio dedicare questo premio a tutti i papà del mondo. Lo condivido con un giovane che è al suo debutto, Andrea Aggio, mio figlio nel film: Andrea, abbiamo vinto!».

Riccardo Scamarcio premiato come miglior attore della sezione Orizzonti per “I figli della scimmia” (Foto Ansa / Ettore Ferrari) I premi del concorso di Venezia 2026

Leone d’oroWoman unknown di May el-Toukhy
Leone d’argento – Gran premio della giuria: Possible love di Lee Chang-dong
Leone d’argento per la miglior regia: Ilya Khrzhanovsky per DAU
Premio speciale della giuria: NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Mathilde Arcel per Woman unknown
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: John Malkovich per Wild horse nine
Migliore sceneggiatura: Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Malou Khebizi per 15/18

Leone del futuro – Premio opera prima “Luigi De Laurentiis”: La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu
Premio degli spettatori Armani Beauty: Eu contez (I matter) di Alina Şerban

Sezione Orizzonti

Miglior film: Un détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni
Migliore regia: Mia mera sti zoi tis tzo: kefalaio Faidra (A day in the life of Jo: Chapter Phaedra) di Jacqueline Lentzou
Premio speciale giuria: La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu
Migliore interpretazione femminile: Laleh Marzban per Moragheb (Falling house)
Migliore interpretazione maschile: Riccardo Scamarcio per I figli della scimmia
Migliore sceneggiatura: Tommaso Landucci e Damiano Femfert per I figli della scimmia
Miglior cortometraggio: Quelques instants de bonheur di Shaden Safieddine Tazi

Venezia Classici

Miglior film restauratoLa lunga notte del ’43 di Florestano Vancini

Venice Immersive

Gran premio: The pigeon ring di Yuqi Zhang e Shixin Tao
Premio speciale della giuria
Out of the ashes di Rory Mitchell e Nonny Peña
Premio per la realizzazione: Empire at sea di Peter Flaherty