«Non è la classica autobiografia rock. La mia storia è molto più ricca di quanto possiate immaginare, soprattutto se non avete vissuto in prima persona gli anni ’70 e ’80, un periodo folle ed edonistico per l’industria musicale! Ho trascorso più di quarant’anni come batterista dei mitici Iron Maiden – registrando numerosi dischi, girando il mondo e divertendomi – ma puntavo alla celebrità già da prima. Lungo il cammino ho incontrato personaggi straordinari: Keith Moon, Buddy Rich, John Bonham, Ozzy Osbourne, Phil Lynott e Carmine Appice, per citarne solo alcuni! Mi sono fatto degli ottimi amici, ho condiviso scherzi e bravate e mi sono cacciato in un sacco di guai. Quindi, caro lettore, ti conviene allacciare le cinture: sarà un viaggio frenetico, intenso e movimentato».

Con queste parole Nicko McBrain storico batterista della metal band inglese introduce i lettori alle pagine del libro che racconta la sua vita. Che un giorno è cambiata per sempre. per un ictus.

Qui sotto un estratto da Hello Boys And Girls! (Edizioni Il Castello)

“Per quanto ci provassi, non riuscivo a superare il 75% delle mie capacità pre-ictus e questo, per gli Iron
Maiden, non era abbastanza. Non stavo rendendo giustizia né alla musica né ai fan e, anche se i miei
compagni di band mi sostenevano in modo incredibile, mi sentivo come se stessi impedendo loro di dare il
massimo. Prima del concerto di Los Angeles, abbiamo trascorso un paio di giorni alla Casa del Mar, un
bellissimo hotel proprio sulla spiaggia di Santa Monica. Mentre eravamo lì, ’Arry è venuto a trovarmi in
camera e abbiamo chiacchierato del prossimo tour, compresa la sua decisione di aprire il concerto con
“Murders in the Rue Morgue”. «Sai una cosa» gli ho detto «la cosa mi preoccupa un po’…» La canzone ha
un break di rullante molto potente all’inizio, e non c’era modo che riuscissi a suonarla. ’Arry mi ha confidato
che erano tutti preoccupati per me, e non solo per il mio stato di salute fisico. Avevano notato anche il mio
crollo emotivo dopo la scomparsa del mio carissimo amico Rob Schwinghammer, che mi aveva messo in
difficoltà durante alcuni concerti in Australia e in Giappone.

«Senti» gli ho detto «forse è ora che mi faccia da parte. Ma lasciami finire il tour. So che è stata dura per tutti quest’ultimo anno o giù di lì, ma non voglio mollare a metà strada». Fu una conversazione molto commovente. Ero stato al fianco di Arry per quarantadue anni, eravamo la sezione ritmica perfetta, avevamo affrontato insieme tanti alti e bassi e ora. tutto stava per finire. Entrambi stavamo trattenendo le lacrime e il mio labbro inferiore tremava leggermente, ma siamo riusciti a non crollare completamente. Non che mostrare le proprie emozioni sia una cosa negativa per un uomo: secondo me è un segno di mascolinità sana e io so piangere come un bambino quando guardo i film, ma avevamo un tour da portare a termine e dovevamo essere forti.

Simon Dawson, che aveva suonato la batteria per anni nel progetto parallelo di ’Arry, i British Lion, era in America,
quindi ’Arry mi ha chiesto se mi andava bene che provasse con loro a Portland. In alternativa, gli ho
suggerito Aquiles Priester, un caro amico e un grande fan degli Iron, ma Simon conosceva alla perfezione il
modo di suonare di ’Arry, e viceversa, e ovviamente a me non dispiaceva che provassero insieme. ’Arry e i
ragazzi non erano ancora pronti a mettere fine all’avventura degli Iron, e un batterista più giovane avrebbe
permesso loro di andare avanti finché avessero voluto. Simon ha superato brillantemente le prove e non ho
mai avuto dubbi che avrebbe presto lasciato il suo segno nella band. Suonava con un set più piccolo
rispetto al mio, quindi il pubblico avrebbe dovuto abituarsi a vedere un allestimento più ridotto sul palco,
ma Simon era all’altezza del compito. Ho avuto un incontro piacevole con Rod e Andy – nessuna rabbia,
solo tanta tristezza – e anche se avrei voluto annunciare il mio ritiro dalle scene a Capodanno, in modo da
poter trascorrere un Natale tranquillo, mi hanno convinto a farlo prima del mio ultimo concerto a San Paolo
– sabato 7 dicembre 2024. «Devi andartene in un tripudio di gloria» mi ha detto Andy, che Dio lo benedica.