Che la sinistra sia doppiopesista, lo sappiamo da tempo. Ma che si possa arrivare a certe vette di sfrontatezza, è cosa dei nostri tempi. Ilaria Salis, che non perde occasione per far parlare di sé, ieri ce ne ha dato una prova. Con un post su Instagram, l’eurodeputata ha solidarizzato con Laika, artista che si è vista imbrattare di vernice alcune sue opere da tre uomini incappucciati che hanno fatto irruzione nella galleria di Roma ove erano esposte. Un atto di vandalismo che va assolutamente condannato, a prescindere dalla qualità dei lavori danneggiati e dalle idee politiche alquanto estremiste dell’artista. Che i tre delinquenti aderissero a gruppi o ideologie di estrema destra è probabile, anche se gli inquirenti non hanno ancora prove e già solo questo dovrebbe indurre alla cautela una persona delle istituzioni quale la Salis purtroppo è diventata per una folle scelta politica. Ma lei sentenzia sicura che «siamo di fronte a un disgustoso episodio di squadrismo».

Ciò che però fa più impressione è che a pronunciare le parole di condanna sia proprio colei che non una parola ha usato per prendere le distanze dagli atti vandalici compiuti dai manifestanti della sinistra antagonista in recenti occasioni, che non è riuscita ad esprimere una parola di solidarietà per le forze dell’ordine rimaste ferite negli assalti, che lei stessa è stata imputata di aggressione senza poter essere giudicata perché sottratta al giudizio dai suoi amici politici che l’hanno premiata con un ben remunerato seggio a Strasburgo. Un po’ di pudore e il silenzio le avrebbero fatto onore, casomai lasciando a noi che pur siamo lontani dalle idee di Laika di condannare questo come ogni altro atto di intolleranza. Non si capisce perché atti simili siano condannabili solo in questo caso e non in tutti, cioè indipendentemente dalla matrice politica e per quello che sono: atti di delinquenza.

Non si capisce perché la violenza di sinistra sia un atto rivoluzionario e quella di destra l’espressione di un eterno fascismo. Gli storici hanno dimostrato in maniera inconfutabile che le ideologie estremiste di sinistra non sono state meno cruente di quelle di destra, che è esistito uno squadrismo e un fascismo rossi non meno pericoloso per la convivenza democratica di quello nero, che la loro opposizione è solo di facciata ma che una più profonda solidarietà li ha legati e li lega in una prospettiva antiparlamentare e antiborghese.

L’ideologia, e quindi l’ignoranza, purtroppo fanno ancora oggi premio sulla seria analisi storica dei fatti. E politici come la Salis contribuiscono non poco a consolidarle. Per non farsi mancare nulla, nel suo post la Salis fa uso e abuso della schwa e usa persino la più assurda e stupida delle locuzioni, anch’essa smontata a dovere dagli studiosi: “essere dalla parte giusta della storia”. Il luogocomunismo si mostra perciò essere il destino di una ideologia che, al suo nascere, aveva preteso di essere “scientifica”.