La peste polmonare è tornata sui giornali di mezzo mondo per una storia che comincia a Irkutsk, in Siberia. Il 3 ottobre il governatore della vicina Buriazia ha scritto su Telegram che una donna era morta, forse di peste: lavorava in un istituto russo di ricerca sulla malattia. Aveva 28 anni. Da allora le versioni si accavallano, le autorità russe parlano di polmonite di origine sconosciuta. I media regionali citano la peste. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dice di seguire il caso dal 2 ottobre e di non conoscere ancora l’agente che ha causato il decesso.

Peste polmonare in Russia: i fatti accertati e le ipotesi

Il governatore, Alexei Tsydenov, aveva scritto in un primo momento che la donna era morta di peste e ha poi corretto il testo con un più prudente «forse». Inoltre molti dettagli arrivano dai media russi, per cui non è chiaro se si tratti davvero di peste polmonare. Il giorno dopo il messaggio l’agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor ha confermato il decesso della dipendente dell’Istituto di Irkutsk, sostenendo che avrebbe avuto una polmonite di eziologia ignota, e ha definito stabile la situazione a Irkutsk e a Shelekhov: aggiungendo che test estesi non avrebbero individuato microrganismi legati al lavoro della donna. Poi c’è il resto, che arriva da fonti locali e non è confermato: secondo i media regionali in laboratorio si sarebbe rotta una provetta, mentre il canale Telegram Mash ha scritto che la donna si era ammalata dopo una trasferta in Buriazia, dove sarebbe stato segnalato un focolaio vicino al confine con la Mongolia. Ma nessuna delle due ricostruzioni ha trovato riscontri ufficiali.

Circolano anche i numeri della quarantena, perché per i media russi quasi 200 persone sono sotto osservazione medica e alcuni ospedali sono isolati, anche se Mosca, secondo Al Jazeera, nega di aver imposto misure antipeste. Il 6 ottobre un messaggio delle autorità russe riferito dall’OMS ha spiegato che i test sui contatti non hanno rilevato patogeni di malattie pericolose, e che il quadro clinico, all’inizio, somigliava a una comune infezione respiratoria virale. Mercoledì 7 ottobre sono arrivate voci su un secondo caso e il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha risposto che gran parte di ciò che scrivono i media è falso, mentre il giorno dopo anche Rospotrebnadzor ha smentito. Nel frattempo, il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha comunque chiesto a Mosca di chiarire, dato che non si capisce ancora come la donna si sia infettata.

Peste polmonare: come si trasmette e perché è la forma più pericolosa

La peste è causata da Yersinia pestis, un batterio che vive di norma in piccoli mammiferi e nelle loro pulci, e la forma bubbonica, quella legata alla Morte nera del Trecento, è la più nota, ma se non viene curata i batteri possono passare nel sangue o nei polmoni. Nei polmoni nasce la forma polmonare, che può svilupparsi da una peste bubbonica o setticemica trascurata, oppure inalando goccioline infette tossite da una persona o da un animale malato, ed è l’unica variante che passa da uomo a uomo per via respiratoria: motivo per cui l’OMS la considera particolarmente contagiosa e capace di innescare epidemie severe. L’incubazione può durare appena 24 ore e i sintomi compaiono di solito entro uno-tre giorni, con fiato corto e tosse, spesso accompagnata da catarro sanguinolento o acquoso, e senza terapia la letalità va dal 30 al 100%. Se vengono tempestivamente somministrati antibiotici, invece, la guarigione è frequente. In Europa la peste manca da più di cinquant’anni e i casi umani di peste polmonare e di altre forme si registrano oggi soprattutto in Africa, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar, dove le regole sono note: il malato va isolato, i contatti vanno rintracciati e trattati, e il vaccino non è raccomandato alla popolazione generale ma solo a gruppi esposti, come il personale di laboratorio e gli operatori sanitari. Gli esperti britannici invitano alla prudenza: Brendan Wren, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, ricorda che tra esseri umani la trasmissione è in genere scarsa, anche se ha precisato che un caso contratto in laboratorio potrebbe, in teoria, diffondersi per via respiratoria.

Il precedente del Madagascar: l’epidemia urbana che è stata contenuta

L’ultimo grande banco di prova è del 2017, in Madagascar, dove l’epidemia fu individuata l’11 settembre dopo la morte di una donna di 47 anni ad Antananarivo, ricoverata per insufficienza respiratoria da peste polmonare, e l’OMS fu avvertita due giorni dopo. Dal 1° agosto al 24 novembre vennero segnalati 2.384 casi tra confermati, probabili e sospetti, con 207 morti (letalità del 9%) in 57 distretti su 114, e se il paese registra di norma circa 400 casi l’anno, quasi sempre bubbonici e rurali, nel 2017 i casi furono almeno sei volte tanti e la forma polmonare dominò nelle città, compresi la capitale e il porto di Toamasina. Eppure l’epidemia si fermò, grazie a una risposta basata su isolamento dei malati, profilassi antibiotica dei contatti e sorveglianza capillare: solo undici contatti svilupparono sintomi e furono classificati come casi sospetti, gli operatori sanitari colpiti furono 71 al 3 novembre senza alcun decesso, e il 27 novembre il ministero della Salute annunciò il contenimento. Ora per la Russia bisognerà osservare un eventuale secondo caso confermato, la diagnosi definitiva, l’accesso di esperti indipendenti e la regolarità dei dati forniti da Mosca, mentre i CDC americani stimano il rischio per gli Stati Uniti estremamente basso. L’ECDC segnala pochi viaggi tra Irkutsk e l’Unione europea, e finché mancano una diagnosi e una cronologia verificabili ogni conclusione resta prematura. Per ora, pertanto, il caso di Irkutsk rimane sospeso tra interrogativi clinici e prudenza epidemiologica. Senza risultati di laboratorio verificabili, ogni ipotesi rischia di anticipare le prove. La priorità è distinguere i fatti dalle indiscrezioni, senza alimentare allarmismi né archiviare prematuramente la vicenda. Perché, nelle emergenze infettive, è l’assenza di risposte certe a rendere indispensabile la sorveglianza.