Secondo le stime più recenti delle principali società di ricerca, il mercato delle carte da gioco collezionabili vale l’incredibile cifra di 11-15 miliardi di dollari nel 2026.

Sembra difficile a credersi, eppure dietro a giochi di carte un tempo prettamente adolescenziali, come “Pokemon”, “Magic!” e “Yu-Gi-Oh”, si cela un mercato di rivendita davvero straordinario, capace di attirare collezionisti, investitori e persino capitali istituzionali.

Il valore dei Trading Card Game

Da diversi anni le carte da gioco hanno smesso di essere “solo” un hobby. Basti pensare che nel febbraio di quest’anno, la Pikachu Illustrator PSA 10 (analizzata, autenticata e valutata da Professional Sports Authenticator) dello youtuber e wrestler Logan Paul è stata venduta all’asta per 16,49 milioni di dollari.

Un record assoluto, certificato dal Guinness dei Primati, che ha riscritto il tetto del mercato. Ma non è un caso isolato: un Charizard di prima edizione PSA 10 ha raggiunto 1,38 milioni di dollari, proprio nel mese di ottobre.

I numeri degli indici sono altrettanto sorprendenti. Il CardTrack 100, che monitora le 100 carte Pokémon più costose al mondo, ha registrato un rendimento del 150,7% da settembre 2021, contro il 73% dell’S&P 500.

Il panorama, però, è tutt’altro che uniforme. Magic: The Gathering rappresenta il segmento più stabile grazie alla Reserved List: un elenco di 572 carte che Wizards of the Coast (l’azienda che produce le carte) si è impegnata formalmente a non ristampare mai in forma identica e legale per il torneo.

Yu-Gi-Oh, al contrario, è strutturalmente più volatile: la giapponese Konami non ha una Reserved List e ristampa aggressivamente quasi ogni carta giocabile.

Una carta di meta da 80 dollari può crollare a pochi dollari in un anno. Il valore, in questo caso, si concentra solo su prime edizioni olografiche vintage e pezzi da torneo non replicabili.

Infrastruttura professionale e tornei

Attorno a questo mercato è cresciuto un vero e proprio ecosistema infrastrutturale che ne ha reso possibile la finanziarizzazione.

Il tassello fondamentale è il “grading”: società come PSA e CGC (Certified Guaranty Company) assegnano un punteggio standardizzato da 1 a 10, certificando autenticità e condizione e trasformando il cartoncino in un asset tracciabile e scambiabile in lastre di plastica resistenti ai raggi UV.

PSA ha graduato 2,17 milioni di carte nel solo marzo 2026, con un +47% rispetto all’anno precedente, mentre CGC ha processato 600.000 carte, in crescita del 141%.

Parallelamente, il circuito competitivo alimenta domanda e visibilità. I Campionati Mondiali Pokémon 2026 hanno messo in palio un montepremi complessivo superiore ai 2 milioni di dollari, con il vincitore che ha incassato 100.000 dollari.

La dimensione competitiva e quella collezionistica si alimentano a vicenda: le carte promozionali distribuite ai tornei diventano spesso oggetti da collezione ambiti proprio perché non ristampabili.

Asset finanziari alternativi

La trasformazione più profonda riguarda però il ruolo delle carte nei portafogli di investimento. Uno studio pubblicato sul Journal of Asset Management ha costruito un indice di 117 carte Magic “blue-chip” e ha rilevato correlazioni quasi nulle con azioni, obbligazioni e oro.

Siamo quindi arrivati al punto in cui anche le carte da gioco sono diventate una “strategia d’investiment”. Nel marzo 2026, MemeStrategy ha lanciato il primo fondo tokenizzato al mondo dedicato alle carte Pokémon, accessibile a investitori professionali, con una prima raccolta andata sovrascritta.

Il quadro che emerge è quindi quello di un mercato che ha acquisito le caratteristiche strutturali di una classe di asset alternativa, con una scarsità verificabile, infrastruttura di valutazione professionale e indici di performance.

Certo, restano i rischi tipici degli asset emotivi e illiquidi, come una volatilità elevata, dipendenza dalla fiducia del collezionista e, per i TCG privi di Reserved List, il rischio sempre presente di una ristampa che eroda il valore.

Eppure, quei giochi un tempo per adolescenti sono oggi un vero patrimonio con un mercato miliardario. In altre parole una nuova (e rischiosa) frontiera dell’investimento. Chissà quante altre ne vedremo.