Sarebbe bastato prendere le distanze dalle devastazioni di Milano, Bologna e Torino. Qualcuno che da sinistra dicesse: ragazzi, avete esagerato. E invece no. Tre giorni fa, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva detto al termine del Consiglio europeo: «È sempre bello quando la gente vuol dire la sua. Cosa diversa è la violenza, la bomba carta, l’aggredire le forze dell’ordine. Su questo dobbiamo essere molto chiari. E dobbiamo anche essere d’accordo».
Tutti. Destra, sinistra e centro. «Lo dico perché», proseguiva poi il presidente del Consiglio, «sto guardando alcuni commenti dei leader delle forze di opposizione sulle proteste, che chiaramente se la prendono con il governo, e non riescono a dire una parola di condanna delle violenze». L’appello, a giudicare dalle reazioni delle opposizioni di fronte alle devastazioni di ieri, è caduto nel vuoto.
Il silenzio delle opposizioni e lo scontro sulle piazze
Ecco Angelo Bonelli passare dai sassi dell’Adige ai sampietrini divelti delle città: «Il messaggio delle piazze è chiaro, non c’è tempo da perdere e lo dico anche a Elly Schlein e Giuseppe Conte. È una mobilitazione straordinaria mentre la crisi sociale esplode e il governo spende 27 miliardi di euro in armi. Questa piazza manda un segnale a tutti». E il segnale, se uno lo sapesse leggere, è che i violenti li hanno in casa. E che le rivolte, a giudicare dai video che circolano in rete, sono guidate più dai maranza che da italiani in difficoltà. Altro giro altra corsa. Per Alfredo D’Attorre, responsabile Università e Ricerca nella segreteria nazionale del Pd, «la distanza del governo Meloni dal Paese reale sta diventando sempre più impressionante.
La ministra Bernini non si è ancora degnata di rispondere agli studenti che le chiedono un incontro, riportandola alla concretezza delle cifre reali, che testimoniano il fallimento nella gestione delle risorse Pnrr per gli alloggi universitari. La presidente Meloni non dimostra alcun rispetto per migliaia e migliaia di studenti scesi pacificamente in piazza per protestare, strumentalizzando il comportamento di singole e sparutissime frange di manifestanti. Il governo non si assume nessuna responsabilità, come se non stesse governando da quattro anni e la colpa fosse piuttosto di chi protesta».
Le mezze condanne e il nuovo richiamo della premier
E veniamo al capitolo sin Silvia Salis riesce ad essere un filo più coraggiosa e a dire: «le istanze dei giovani sono legittime ma la violenza è da condannare». Stessa musica, cantata (questa volta il concerto di Capodanno non c’entra nulla e la Salis può stare tranquilla) anche dal sindaco di Milano, Beppe Sala, il quale ha affermato che «le ragioni della protesta comprensibili e i giovani vanno ascoltati» però «le violenze contro le forze dell’ordine sono ingiustificabili». Bene, qualcosa è stato detto. Timidamente, senza dar troppo fastidio che, si sa, sfasciare una città richiede concentrazione.
Ovviamente, di fronte alle prima immagini di devastazioni, è tornata a parlare la Meloni, che ha ripetuto quanto espresso dopo il Consiglio europeo: «Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile». Sotto queste parole, pubblicate sui social, la premier ha mostrato un video dei disordini in piazza Duomo a Milano, in cui si vedono dei «teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città».
Il centrodestra compatto a difesa della sicurezza
Perché è prpoprio questo quello che è successo, e rischia di ripertersi con sempre maggior frequenza, a Milano, Bologna e Torino. Non a caso, il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha detto che «il diritto e la libertà di manifestare sono sacrosanti ma non da meno il diritto di tutti cittadini alla sicurezza e quello delle forze dell’ordine a non essere aggredite. Violenze e vandalismi sono totalmente inaccettabili e vanno condannati».
Il vicepremier leghista, Matteo Salvini, ha invece commentato: «Manifestare pacificamente è un diritto, lanciare pietre, bottiglie e petardi contro le Forze dell’Ordine è da criminali e delinquenti, non da studenti. E a Bologna c’è pure chi tenta di occupare i binari della stazione e poi protesta perché i treni non passano». Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che venerdì aveva denunciato il «teppismo politico» dei facinorosi, ieri ha invece detto: «Episodi di violenza, atti di vandalismo, insulti e minacce verso il Governo e le forze dell’ordine. Gesti inaccettabili». La vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli, ha espresso massima solidarietà alle forze dell’ordine e, dopo aver condannato la violenza dei manifestanti, ha ribadito: «I “ma” di alcuni esponenti della sinistra non sono ammissibili. Nessun velo di giustificazione all’ingiustificabile». Difficile darle torto.