L’Inter ha chiuso il secondo bilancio di fila con un attivo (22,7 milioni dopo i 35,4 dell’anno scorso), ma nelle pieghe dei conti nerazzurri ci sono anche altre buone notizie per il fondo Oaktree e per il management nerazzurro. Il periodo delle difficoltà economiche e finanziarie è definitivamente alle spalle e la cura delle ultime stagioni è stata particolarmente efficace, se è vero che ha consentito alla società di sistemare in anticipo una pendenza che rischiava di appesantire il futuro.

Lo si legge a pagina 99 della relazione del bilancio consolidato chiuso al 30 giugno 2026: “A seguito dei versamenti effettuati dall’Azionista di Riferimento negli scorsi esercizi, congiuntamene agli utili conseguiti dalla Capogruppo al 30 giugno 2025 ed al 30 giugno 2026, la perdita al 30 giugno 2021 risulta interamente assorbita e coperta a livello di patrimonio netto alla data di approvazione del presente bilancio di esercizio, anche con riferimento ai requisiti patrimoniali previsti dal Codice Civile”.

Paragrafo breve, ma significativo, che conferma quanto già anticipato un anno fa. In sostanza, l’Inter è riuscita ad assorbire in anticipo una perdita complessiva da 341 milioni di euro frutto dei passivi degli esercizi del periodo Covid dal 2020 al 2022 nel momento peggiore della gestione Zhang. Allora il club aveva aderito integralmente a quanto consentito in via straordinaria, non solo al mondo del calcio ma a tutti i comparti aziendali del Bel Paese: ritardare di cinque anni la copertura delle perdite “sterilizzando” di fatto gli effetti nefasti della crisi pandemica.

Le perdite da 341 milioni di euro del periodo Covid e il risanamento successivo

Nel 2020/2021 l’Inter aveva contabilizzato perdite per 214,4 milioni di euro e nel 2021/2022 era andata in rosso di altri 127,3. Un’ipoteca pesante sul futuro che la razionalizzazione dei costi e l’esplosione dei ricavi, dovuta principalmente ai risultati sportivi ma supportata anche dalla crescita del comparto commerciale e dalla tenuta del fatturato dello stadio, ha consentito di smaltire in anticipo senza penalizzare gli investimenti sulla squadra.

Alla gestione corrente della società si sono aggiunti anche i versamenti del fondo Oaktree che hanno supportato il processo di stabilizzazione dei conti e consentito il ritorno a un patrimonio netto positivo. La sterilizzazione dei passivi del periodo Covid era stata concessa come opzione dal Governo Draghi attraverso il Decreto Milleproroghe 228/2021 di dicembre 2021, convertito in legge due mesi più tardi. Misura eccezione riservata a tutte le società di capitali italiane travolte dalla crisi innescata dalla pandemia, destinata a far sentire i propri effetti nel medio e lungo periodo.

Inter, ricavi alti anche senza finale Champions League e Mondiale

L’altra buona notizia per Oaktree è che l’Inter ha mantenuto alto il livello di fatturato anche in assenza dei fatti eccezionali che avevano spinto i ricavi a 567 milioni di euro (record assoluto) nella stagione della finale di Champions League a Monaco di Baviera e della successiva partecipazione alla prima edizione del Mondiale per Club allargato. Al 30 giugno 2026 il fatturato è stato di 517,7 milioni e i minori introiti Uefa e Fifa (31,4) sono stati compensati da voci caratteristiche a partire da quelli commerciali con San Siro che ha tenuto nonostante la diminuzione delle partite e degli incassi.

Non è un caso che negli obiettivi sportivi per l’annata in corso l’Inter ha potuto puntare il mirino su traguardi più che ragionevoli, la mission affidata a Chivu perché il risultati di campo garantiscano l’equilibrio dei conti: terzo posto in campionato, ottavi di finale di Champions League – un turno in più rispetto all’eliminazione per mano del Bodo Glimt nel febbraio scorso – e semifinale di Coppa Italia. Non servono miracoli, insomma, basta l’ordinaria amministrazione.

L’altra faccia della medaglia è il contenimento dei costi, proseguito con in tutte le aree del club con attenzione in particolare all’area sportiva. Gli stipendi dei tesserati sono diminuiti rispetto al 2024/2025: da 219 a 204 milioni di euro. Giù anche la voce ammortamenti, da 61 a 59. Ma quello che emerge nella serie storica di queste due voci, che insieme compongono la potenza di fuoco affidata all’allenatore di turno, è che l’Inter è passata dai 371 milioni complessivi del 2021 ai 263 dell’anno scorso con un taglio del 29%. Frutto di tanti mercati a saldo zero, quelli che Inzaghi e Chivu hanno fatto rendere in campo nonostante le manovre lacrime e sangue per lasciarsi alle spalle i disequilibri della gestione cinese.