Dal nido alle superiori, l’istruzione dei figli pesa sempre più sui portafogli delle famiglie. Solo per i libri di testo la spesa in Italia si aggira intorno al miliardo di euro (rilevazioni dell’Osservatorio Eures-Adoc) e Federconsumatori segnala per quest’anno un rincaro medio del 2,3% nelle cartolibrerie e un balzo del 5,6% per chi acquista online. A questo si aggiungono le rette degli asili, i contributi scolastici, la mensa, il trasporto e le gite d’istruzione. Tutto insieme trasforma il rientro a scuola in uno dei momenti più pesanti dell’anno per il bilancio familiare. Ma ci sono possibili detrazioni fiscali e bonus economici per alleggerire questi costi.

Detrazione scuola nel 730: cosa si recupera e cosa resta fuori

Il primo strumento a disposizione delle famiglie è la detrazione fiscale del 19% sulle spese scolastiche, da recuperare in dichiarazione dei redditi. In pratica, per ogni figlio che frequenta la scuola – dall’infanzia alle superiori – si recupera il 19% di quanto si è speso, fino a un massimo di mille euro di spesa per studente. Questo significa che il risparmio più alto possibile è di 190 euro l’anno per ogni figlio. Non tutte le spese scolastiche, però, si possono portare in detrazione. Danno diritto al 19% di detrazione le tasse di iscrizione e i contributi richiesti dalla scuola; la retta della mensa scolastica; i servizi di pre-scuola e post-scuola; le gite scolastiche, i viaggi di istruzione e le uscite didattiche; i corsi extracurricolari (inglese, musica, laboratori) se deliberati dal consiglio d’istituto e il trasporto scolastico, compreso lo scuolabus. Restano invece fuori dalla detrazione i libri di testo, i vocabolari e tutto il materiale di cancelleria come quaderni, diari, astucci e zaini. Per portare in detrazione queste spese serve che il pagamento sia tracciabile (bonifici, carte di credito o debito e bollettini postali, niente contanti) e che sia conservata tutta la documentazione (ricevute, fatture, attestazioni). E bisogna ricordarsi che la spesa va indicata nell’anno in cui è stata effettivamente pagata; quindi, le spese sostenute nel 2026 andranno inserite nella dichiarazione dei redditi relativa a quell’anno.

Asilo nido: bonus Inps e le misure regionali che possono azzerare la retta

Per le famiglie con bambini fino a tre anni resta attivo il bonus nido erogato dall’Inps, che copre parte della retta di nidi pubblici e privati, micronidi e servizi educativi integrativi oppure sostiene l’assistenza domiciliare in caso di gravi patologie croniche. L’importo dipende dall’Isee minorenni e dalla data di nascita del bambino: si va da 1.500 euro fino a un massimo di 3.600 euro per i nati dal 1 gennaio 2024. La domanda, presentabile online sul portale Inps con Spid, Cie o Cns oppure tramite un patronato, da ora non deve più essere rinnovata ogni anno: basta inoltrarla una volta, e resta valida fino al compimento dei tre anni del bambino, a patto di continuare a inviare annualmente la documentazione che attesta la frequenza. Per i bimbi in età da asilo nido ci sono poi misure regionali che, sommate al contributo statale, arrivano ad azzerare la retta. In Lombardia, ad esempio, l’agevolazione “Nidi Gratis Plus” permette alle famiglie con Isee fino a 25mila euro di ottenere il rimborso della quota che resta a carico dopo aver ricevuto il bonus Inps, con il contributo liquidato direttamente alle strutture convenzionate. Attenzione però: le domande dei genitori non sono ancora aperte, il bando è atteso in autunno.

Bonus libri scolastici: le cedole comunali e la misura nazionale ancora in attesa del decreto

Per l’acquisto dei libri di testo, che non entrano nelle detrazioni fiscali del 19%, esistono bonus locali (che variano da Comune a Comune e da Regione a Regione). Spesso sono cedole o voucher, riservati generalmente alle famiglie con Isee fino a 15.493,71 euro, anche se ogni Comune può fissare soglie più ampie. Le regole cambiano da zona a zona, quindi bisogna controllare il regolamento della propria Regione e Comune. E per i libri scolastici c’è anche il fondo da 20 milioni di euro annui contenuto nella Legge di Bilancio 2026. È pensato per chi ha un Isee fino a 30mila euro e resta fuori dalle agevolazioni locali, destinato all’acquisto di libri per la scuola secondaria di secondo grado. Ma manca ancora il decreto attuativo, che stabilisce criteri e modalità di richiesta: la misura esiste sulla carta, non è ancora operativa.

Bonus scuole paritarie 2026: importi, requisiti e la scadenza del 21 settembre

C’è poi il bonus scuole paritarie. Riguarda le famiglie con Isee non superiore a 30mila euro e figli iscritti, nell’anno scolastico 2025-2026, a una scuola paritaria di primo grado (le medie) oppure al primo biennio delle superiori paritarie, tra licei, istituti tecnici e professionali. L’importo cambia in base all’Isee: da 600 a 1.500 euro per chi non supera i 10mila euro; da 400 a 1.300 euro tra 10 e 20mila euro; da 200 a 1.000 euro tra 20 e 30mila euro. La domanda va presentata online, sulla Piattaforma Unica del ministero dell’Istruzione, accedendo con Spid, Cie, Cns o eIDAS, entro il 21 settembre 2026. Chi ha già ottenuto un aiuto regionale per lo stesso scopo deve dichiararlo, perché il sistema verifica che il totale dei sostegni non superi il tetto del Costo Medio Studente. Solo dopo la chiusura delle domande il ministero definirà la graduatoria e gli importi effettivi. Per ora non è stato ancora chiarito se la misura sarà ripetuta anche per gli anni scolastici successivi.