È una svolta significativa quella registratasi in Siria negli scorsi giorni. Martedì, le Forze Democratiche Siriane, a guida curda, hanno annunciato il completamento della propria fusione con l’esercito siriano. “Oggi ci troviamo in un momento storico in cui voltiamo pagina in un capitolo importante della storia della Siria e iniziamo ad aprirne uno nuovo intitolato pace, stabilità e ricostruzione”, ha dichiarato l’ormai ex comandante in capo delle Sdf, Mazloum Abdi. “Vogliamo che questo giorno sia l’inizio di una vera transizione dai campi di battaglia ai campi di costruzione, e dall’era delle armi all’era della pace”, ha aggiunto. Dall’altra parte, nei mesi scorsi, l’attuale governo di Damasco aveva reso il curdo lingua ufficiale insieme all’arabo, istituendo inoltre il Nowruz come festa nazionale e ripristinando la cittadinanza siriana a migliaia di curdi a cui era stata tolta. Non solo. Il presidente siriano, Ahmed al-Sharaa, ha anche recentemente nominato Abdi consigliere presidenziale.
Certo, le incognite che aleggiano sul futuro non mancano (a partire dal destino dell’unità femminile delle Sdf). Tuttavia è fuor di dubbio come l’accordo tra il governo di Damasco e i curdi rappresenti una svolta significativa. L’evento è stato, non a caso, salutato con favore da Washington. “Ecco come si presenta la vera integrazione: non vincitori e vinti, ma ex controparti con punti di vista diversi che elaborano una soluzione diplomatica per rafforzare la nazione sovrana della Siria. Un solo esercito, un solo governo, un solo Stato”, ha dichiarato l’ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack, che aveva mediato il cessate il fuoco raggiunto a gennaio tra le parti. Non è del resto un mistero che Washington stia garantendo un significativo sostegno al governo filoturco di al-Sharaa. E infatti l’accordo tra il presidente siriano e Abdi è significativamente avvenuto nel contesto della distensione in corso tra Ankara e il Pkk: gruppo curdo che, secondo il governo turco, intratteneva storici legami con le Sdf.
L’impatto geopolitico e le tensioni con Israele
Questo significa che l’intesa tra al-Sharaa e Abdi è destinata a rafforzare ulteriormente la sponda tra Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan. Il che preoccuperà verosimilmente Israele. Non è d’altronde un mistero che Benjamin Netanyahu tema la progressiva convergenza tra la Casa Bianca e il presidente turco. Senza contare che il premier israeliano continua a guardare con sospetto all’attuale governo di Damasco: non a caso, tra la Siria e lo Stato ebraico il rapporto è ancora altalenante, alternando fasi di distensione a fasi di notevole tensione. Gerusalemme continua a mantenere il controllo su una parte di territorio siriano a Sud e sostiene la locale comunità drusa che risulta attualmente ostile nei confronti del governo di al-Sharaa.