La Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, la ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. A diciannove anni dal delitto, uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana arriva così a un nuovo passaggio, particolarmente delicato perché per lo stesso omicidio esiste già una condanna definitiva a sedici anni di reclusione nei confronti di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima.

Secondo quanto riferito da Tgcom24 il 3 novembre, la Procura guidata da Fabio Napoleone ha formalizzato la richiesta di processo nei confronti del trentottenne, contestandogli l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Una decisione che arriva dopo mesi di accertamenti, nuove consulenze scientifiche e approfondimenti investigativi, ma che non equivale ancora a un rinvio a giudizio: sarà il giudice dell’udienza preliminare a stabilire se gli elementi raccolti dall’accusa siano sufficienti per aprire un processo.

Garlasco, perché la Procura vuole processare Andrea Sempio

Al centro della ricostruzione accusatoria c’è un’ipotesi di movente che modifica profondamente la prospettiva con cui è stato letto il delitto per quasi vent’anni. Secondo i magistrati pavesi, Chiara Poggi sarebbe stata aggredita dopo aver respinto un approccio sessuale di Andrea Sempio, che all’epoca dei fatti aveva diciannove anni ed era amico di Marco Poggi, fratello minore della vittima.

Il rifiuto avrebbe provocato, nella ricostruzione della Procura, una reazione violenta culminata nell’omicidio. È su questa ipotesi che si fonda anche la contestazione dei motivi abietti, che i pubblici ministeri riconducono all’odio maturato nei confronti della giovane dopo il presunto rifiuto.

La dinamica delineata dagli inquirenti descrive un’aggressione articolata in più fasi. Dopo una prima colluttazione, Chiara sarebbe stata colpita ripetutamente al volto e alla testa con un oggetto contundente, fino a cadere sul pavimento. L’aggressore l’avrebbe quindi trascinata verso l’accesso alla cantina, dove la giovane avrebbe tentato di reagire sollevandosi sulle mani e sulle ginocchia, prima di ricevere altri colpi che le avrebbero fatto perdere conoscenza.

Secondo l’ipotesi accusatoria, il corpo sarebbe stato successivamente spinto lungo le scale della cantina e la vittima, già incosciente, sarebbe stata colpita ancora alla testa. Le gravissime lesioni cranio-encefaliche avrebbero infine provocato la morte.

Si tratta, è necessario sottolinearlo, della ricostruzione proposta dalla Procura e non di fatti già accertati nei confronti di Sempio da una sentenza.

Le aggravanti: almeno dodici lesioni e l’accusa di crudeltà

Uno degli aspetti più rilevanti della richiesta riguarda le aggravanti contestate. La Procura ritiene che la violenza dell’aggressione, il numero delle ferite e la reiterazione dei colpi possano configurare la crudeltà nei confronti della vittima.

Nell’impostazione accusatoria vengono indicate almeno dodici lesioni al cranio e al volto di Chiara Poggi, un elemento che, insieme alla presunta prosecuzione dell’aggressione quando la giovane aveva già perso conoscenza, viene valorizzato dai magistrati per sostenere la gravità della condotta.

Alla crudeltà si aggiungono i motivi abietti, collegati al presunto movente sessuale. Entrambe le aggravanti dovranno essere sottoposte alla valutazione del giudice e, in caso di rinvio a giudizio, all’eventuale dibattimento.

Le nuove indagini tra Dna, impronte e consulenze scientifiche

La richiesta arriva al termine di un percorso investigativo che negli ultimi mesi ha riportato al centro dell’attenzione alcuni degli elementi più controversi della scena del crimine.

Tra questi figurano la cosiddetta impronta palmare numero 33, le tracce biologiche rinvenute sotto le unghie di Chiara Poggi e le impronte lasciate da una scarpa con suola a pallini. Su ciascuno di questi elementi si è sviluppato un confronto tra i consulenti dell’accusa e quelli della difesa, con valutazioni differenti sull’attribuibilità delle tracce e sulla loro effettiva capacità di identificare chi si trovasse nella villetta il giorno dell’omicidio.

Il 28 settembre la Procura aveva notificato un nuovo avviso di conclusione delle indagini, accompagnato da ulteriori approfondimenti tecnici. Il 16 ottobre i legali di Sempio avevano presentato cinque consulenze difensive, contestando, tra le altre cose, la compatibilità dell’impronta di scarpa con il piede dell’indagato, l’attribuzione della traccia palmare e l’affidabilità delle valutazioni genetiche.

Il punto centrale del confronto rimane il valore probatorio di questi accertamenti, soprattutto alla luce del tempo trascorso dal delitto e delle differenti interpretazioni scientifiche formulate nel corso degli anni.

Andrea Sempio respinge le accuse: «Dimostrerò la mia innocenza»

La risposta di Andrea Sempio alla decisione della Procura è arrivata attraverso i suoi legali, Angela Taccia e Liborio Cataliotti. Il trentottenne si è detto pronto ad affrontare anche questa nuova fase del procedimento davanti al giudice dell’udienza preliminare e convinto di poter dimostrare la propria innocenza.

Una posizione coerente con quella mantenuta durante le indagini, nel corso delle quali Sempio ha sempre negato qualsiasi responsabilità nell’omicidio di Chiara Poggi, contestando anche l’ipotesi di un movente legato a un approccio sessuale.

La difesa ha inoltre prospettato una possibile questione di legittimità costituzionale legata alla coesistenza di un procedimento contro Sempio e di una condanna definitiva già pronunciata nei confronti di Alberto Stasi per lo stesso delitto.

Cosa succede ora e quale sarà il destino della condanna di Alberto Stasi

La richiesta della Procura apre una fase giudiziaria che presenta interrogativi particolarmente complessi. Il giudice dell’udienza preliminare dovrà fissare l’udienza e valutare se disporre il rinvio a giudizio di Sempio oppure pronunciare una sentenza di non luogo a procedere.

Parallelamente rimane aperta la questione della condanna di Alberto Stasi, divenuta definitiva nel 2015. I suoi difensori stanno lavorando a una richiesta di revisione, un procedimento distinto da quello riguardante Sempio, ma inevitabilmente collegato alla ricostruzione delle responsabilità per la morte di Chiara Poggi.

L’eventuale apertura di un processo nei confronti di Sempio non comporterebbe automaticamente la cancellazione della sentenza contro Stasi, così come la richiesta di rinvio a giudizio non costituisce una dichiarazione di colpevolezza del nuovo indagato.

È proprio questa sovrapposizione di percorsi giudiziari a rendere il prossimo passaggio particolarmente importante. Da una parte una sentenza definitiva, dall’altra un’accusa che individua in un’altra persona il presunto responsabile dell’omicidio. In mezzo, una serie di elementi scientifici e ricostruzioni investigative destinati a essere nuovamente sottoposti al vaglio della giustizia.

Diciannove anni dopo quella mattina del 13 agosto 2007, il delitto di Garlasco continua così a interrogare investigatori, magistrati e opinione pubblica. Ma il nuovo capitolo giudiziario dovrà essere affrontato distinguendo le ipotesi dell’accusa dalle prove effettivamente accertate, nel rispetto della presunzione di innocenza di Andrea Sempio e della verità processuale già pronunciata nei confronti di Alberto Stasi.