Una cosa divertente che non farò mai più, parafrasando David Foster Wallace, è imbucarmi in incognito tra i pubblico della trasmissione di Raiuno più popolare degli ultimi 20 anni per vedere da vicino Stefano De Martino, non tanto perché sia bello (lo è) ma per comprendere come il 36enne venuto da Torre Annunziata, fino pochi anni fa “solo” l’ex marito di Belen, sia oggi l’uomo di punta della tv di Stato, il gallo dalle uova d’oro e il prossimo conduttore di Sanremo. Quello che non sapevo è che fare il pubblico di Affari tuoi non permette di stare bella tranquilla ad analizzare De Martino, ma costringe proprio a lavorare, tra cori, mossette da imparare, canzoncine, applausi, battiti di piedi e mani e coreografie varie (c’è anche l’Animatrice Del Pubblico in sala, figura chiave insieme al Responsabile del Pubblico). Cose che non faccio nemmeno nei villaggi vacanze.

LIBERATORIE, FIRME, REGOLE
Arrivo all’appuntamento negli studi di Viale Mecenate a Milano, dove si registra Affari tuoi, puntuale ma lacunosa. Vedo gente che arriva con fogli bianchi imbustati e lucidi e capisco di avere dimenticato la liberatoria, ossia il documento stampato e firmato (in teoria) da consegnare alla produzione, dove in pratica si dà il consenso a mostrare la propria immagine sul piccolo schermo. E scatta il panico come quando non hai i documenti all’aeroporto. Arriva una coppia matura, marito e moglie, molto ben organizzata, con i folder delle liberatorie stampate. «Scusate, per caso ne avete stampate in più?», chiedo loro. No. Punto in direzione di tre signore anche loro molto precise. Faccio la stessa domanda. «No, mi spiace», risponde una di loro, «peccato, l’ho lasciata in macchina, ma vedrà, ne avranno loro di più, chissà quanta gente la dimentica».

Mi pare nessuno, a giudicare dallo svolazzare circostante. Arrivano da ogni luogo i fan di De Martino. Origlio le conversazioni. «Io vengo da Induno, ho preso il treno a Varese alle 6, poi siamo arrivati a Forlanini e da qui 5 minuti di bus». «Io prima di Affari Tuoi sono stata nel pubblico di X Factor e di Catalan (Alessandro Cattelan, ndr)». «Io da Chiambretti». Gira voce (non confermata) che non possano partecipare persone over 65 e minorenni, pur se accompagnati. L’attesa cresce. Siamo in coda per aspettare di accomodarci in studio. Fanno entrare a gruppi di dieci/quindici perché non ci si siede a caso: c’è una capillare organizzazione. Il Responsabile del Pubblico, infatti, colloca le persone davanti o dietro in base a vari criteri. Finalmente faccio il mio ingresso, ci fanno stare in piedi frontalmente tipo Soliti Ignoti. «Tu qui, tu lì». I criteri sono l’aspetto fisico, l’eleganza, il colore del vestito, l’alternanza uomo donna, il fatto che si è soli o in gruppo. Va da sé che una giovane con abito da sera stia davanti e un uomo vestito malissimo dietro... Noto immediatamente due signore ultra ottuagenarie sedute in ultima fila. Da donna, mi domando: dove mi piazzeranno? Ne va chiaramente dell’autostima. Terza fila, non male. In quanto sola, vengo utilizzata come jolly, per coprire questo o quell’altro buco: in televisione, infatti, il posto vuoto sta malissimo. Clamorosamente il Responsabile del Pubblico mi vede e mi punta: «Sei stata nominata». E mi piazza in prima fila. Ego smisurato. Vicino a me, c’è una signora del Sud sui settant’anni, vestita in modo molto folkloristico (io ho giacca nera e camicia bianca da bancaria): la spostano e fanno sedere di fianco a me suo nipote. La regola infatti è alternare un uomo e una donna.

La mia missione per scoprire i segreti De Martino è in una botte di ferro, penso, perché in prima fila sarò a pochi centimetri da lui e dal famoso Lato B, oggetto anche di una favolosa parodia dei Gialappi. Il Responsabile del Pubblico dà un ultimo sguardo alla platea per controllare l’effetto cromatico generale. Ci ordinano di nascondere le pochette o i cellulari, che vanno spenti, perché sarebbero brutti da vedere in tv.

VIETATO ALZARSI E GIRARSI
D’ora in poi nessuno potrà alzarsi per due ore, il tempo che s’impiega per registrare due puntate del programma dei pacchi. Ora è il momento della Responsabile Animazione del Pubblico, che si chiama Veronica. Bisogna applaudire a tempo, dice, e fa una prova sulle note di Banane Lamponi di Gianni Morandi che accompagna le prove della ballerina Martina Miliddi. Un po’ mi vergogno, ma poi passa. Iniziano i primi segni di impazienza delle signore in sala che, ok, brava la ballerina, ma «vogliamo Stefanoooooo!!». Prosegue la Responsabile dell’Animazione: «Mi raccomando, sorridete, non guardate la telecamera a destra ma davanti. Il pubblico di Affari tuoi è speciale: batte le mani, batte i piedi, fa coreografie. Se il pacco è blu si urla “ooooooooh yeah”, se il pacco è rosso “ooooooh noooo”. Quando dico “mandra” urlate “mantra mantra mantra”, poi quando entra Tommasino, il cane, c’è la canzone di Tommasino. Comunque fate così, con un occhio guardate davanti e con uno guardate me». Villaggio Valtur ma senza mare. Finalmente arriva lui. Stefano. Camicia bianca, pantaloni scuri aderenti sui fianchi, abbronzato, i tatuaggi che spuntano dalle maniche, occhi scuri, naso perfetto, zigomi importanti, bocca carnosa. Le signore lo amano e lo vorrebbero come fidanzate delle figlie, alle figlie va bene anche come amante, gli uomini lo invidiano perché vorrebbero essere lui. Piace trasversalmente come piaceva Berlusconi. È simpatico, scherza con tutti, è affettuoso con lo staff, elargisce pacche e sorrisi, stravede per Herbert Ballerina, il comico. In Affari tuoi - che ogni sera sfida La Ruota della Fortuna di Gerry Scotti su Canale 5 - conduce con calma, empatia, mai sopra le righe. È caldo, si dice televisivamente, o “largo”: vuol dire nazional-popolare, il contrario per esempio di un Alessandro Cattelan, che è stretto e snob. Il fatto che la protagonista della puntata (in onda il 17 settembre) sia una bella ragazza dà ancora più pepe al gioco. Tutta l’Italia incollata al gioco che regala tanti soldi, fino al pacco finale. Quello che fa gioire o deludere. Tutte le sere, tanto c’è Stefano.