Il virus Shamonda è stato rilevato per la prima volta in un essere umano. Il caso riguarda un paziente immunodepresso, deceduto dopo aver sviluppato complicazioni cerebrali che, secondo le autorità francesi, sarebbero probabilmente riconducibili all’infezione. Tuttavia, sulla base delle conoscenze attuali, non è stato individuato alcun rischio sanitario per la popolazione generale.
Il virus Shamonda appartiene al genere degli ortobunyavirus, nel sierogruppo Simbu, e viene trasmesso attraverso insetti ematofagi, in particolare i culicoidi, piccoli moscerini pungitori. Identificato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni Sessanta, è stato successivamente segnalato sporadicamente in Africa, Australia e Giappone.
Nell’estate scorsa, il virus è stato individuato per la prima volta in diversi Paesi dell’Europa centro-occidentale, tra cui Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Liechtenstein e Austria. A settembre sono stati registrati casi anche in allevamenti di bovini da latte nelle province italiane di Trento e Bolzano.
Fino a questa recente segnalazione, il virus era stato riscontrato esclusivamente negli animali, soprattutto nei bovini, e non erano mai state documentate infezioni umane. Il caso francese rappresenta quindi una novità importante per la sorveglianza epidemiologica, anche se non implica necessariamente un pericolo per la popolazione.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha dichiarato di essere in contatto con le autorità francesi e con i partner europei per valutare le possibili conseguenze di questo primo caso umano sulla salute pubblica. Gli esperti continueranno a monitorare la situazione per approfondire le caratteristiche del virus e comprendere meglio i potenziali rischi per l’uomo.